Secondo gli esperti, il sesso orale sta diventando sempre più una delle principali cause di cancro alla gola. Numerosi studiosi hanno studiato il legame tra l’insorgere di cancro alla gola e il papillomavirus umano (HPV). Il problema è che è questo particolare virus può essere trasmesso praticando sesso orale. Il virus si trasmette sia praticando sesso orale su genitali maschili che femminili, pertanto riguarda la popolazione indipendentemente di gusti sessuali. Scopriamo meglio gli studiosi che hanno individuato la problematica e i possibili sintomi che insorgerebbero in caso di contagio.
Il dottor Hisham Mehanna, dell’Università di Birmingham, ha affermato che il 70% dei casi di cancro alla gola è causato dal papillomavirus umano (HPV), un virus normalmente innocuo che si diffonde per via sessuale. Il virus viene trasmesso durante il sesso orale. Sebbene la malattia scompaia nella maggior parte dei casi, può causare il cancro alla gola. Effettivamente questo virus avrebbe causato circa il 70% dei casi di diagnosi di un tumore alla gola. Secondo il dottor Mehanna, le persone che praticano sesso orale con più partner hanno un rischio nove volte maggiore di essere colpiti dal cancro alla gola. Questo perché la pratica della fellatio e del cunnilingus può portare a un’infezione da HPV nella parte posteriore della gola, vicino alle tonsille. Esiste un vaccino per l’HPV, ma solo il 54% degli americani lo ha ricevuto, molto al di sotto della soglia dell’80% che si ritiene essere di sicurezza per la popolazione. Ogni anno negli Stati Uniti vengono diagnosticati più di 50.000 casi di cancro orale o orofaringeo, che causano più di 10.000 decessi annui.
L’infezione da HPV è spesso asintomatica e può passare inosservata, con il 90% dei casi che guarisce spontaneamente grazie alla risposta immunitaria del corpo umano. Tuttavia, quando l’infezione non viene debellata dall’organismo, può causare escrescenze o lesioni, chiamati condilomi, che possono essere asintomatici o causare sintomi visibili. Per diagnosticare la natura di queste lesioni, di solito vengono rimossi e analizzati tramite biopsia per determinare se siano precancerose. La terapia e i controlli vengono poi stabiliti in base ai risultati dell’analisi. Se non ci sono lesioni evidenti, è possibile eseguire un tampone per la ricerca del virus HPV. Le donne dai 25 ai 30 anni sono raccomandate di eseguire ogni 3 anni il pap-test, mentre dai 30 ai 65 anni si consiglia di effettuare ogni 5 anni l’HPV test, una metodica che consente una ricerca più accurata della presenza del DNA virale. Consigliamo pertanto di fare regolarmente i controlli e di vaccinarsi contro il papillomavirus.
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