Si chiama PimEyes, ed è una piattaforma emergente creata nel 2017 quale semplice esperimento.
Ma ciò che si nasconde dietro a questo sito è alquanto allarmante.
Una galleria piena di immagini scattate dagli utenti nel corso degli anni, ma non solo, alle quali si può facilmente accedere pagando una sottoscrizione mensile base di poco superiore ai 30 euro.
Ma non è tutto.
Più paghi e più hai accesso a informazioni riservate, con immagini riguardanti soggetti più interessanti. Si può arrivare fino ad un abbonamento mensile da oltre 300 euro con il quale vi è la possibilità di catalogare l’intero database inserendo come filtro di ricerca un volto specifico.
Sembra una violazione di privacy bella e buona, ma paradossalmente la compagnia che reso tale progetto commerciale nel 2019 ha dichiarato l’esatto contrario. Secondo i fondatori, infatti, questa app permetterebbe proprio agli utenti di rilevare i siti web nei quali i loro dati sono stati diffusi e averne consapevolezza porterebbe a conseguenti denunce o protezioni da ipotetici scammers.
“A seconda dell’abbonamento che hai, PimEyes ti aiuterà anche a redigere ‘avvisi di rimozione’ per rimuovere le immagini dai siti web”.
Ma possiamo davvero fidarci?
PimEyes: i Pro e i Contro di una piattaforma discussa
Dietro a PimEyes sembra esserci formalmente una società polacca. Formalmente poiché le autorità di regolamentazione della rete di tutta Europa si stanno già movimentando per scoprire chi ci sia davvero a capo di tale piattaforma, e si pensa in particolare alla Cina (già tristemente nota in merito a violazione di privacy per l’applicazione TikTok).
Solo alla fine del 2022 la Germania ha infatti multato il sito web per la “massiccia messa in pericolo dei diritti e delle libertà dei cittadini (…) e della mancanza di conformità alla protezione dei dati”. Nonostante ciò però, non esiste ancora una normativa del tutto europea, e alcuni stati quali Regno Unito e Stati Uniti non sono riusciti a rintracciare alcuna violazione della legge sulla privacy.
Lord Strathcarron, durante un dibattito nella Camera dei Lord andato in onda su CCTV ha dichiarato che con strumenti come PimEyes “assolutamente chiunque potrebbe essere tracciato e rintracciato ovunque in qualsiasi momento. (…) Non è iperbolico dire che, se lasciato incontrollato, queste applicazioni saranno interamente alterare il nostro concetto di privacy e di essere luogo aperto a ficcanaso, stalker, ricattatori, criminali informatici e attori di ogni tipo.”
A difesa della piattaforma, il direttore di PimEyes Giorgi Gobronidze si è espresso a tal proposito sul The Sun, dichiarando: “Le autorità degli Stati Uniti e del Regno Unito hanno già svolto le loro indagini sulla nostra azienda e, poiché l’ispezione delle nostre attività ha rivelato che non vi è alcuna violazione delle norme sulla privacy. (..) Mi piacerebbe davvero sapere qual è il vero motivo dei cosiddetti attivisti e individui vigili, quando semplicemente cercano di causare più danni ripetitivi possibili… come se stessimo facilitando regimi autoritari per rintracciare i dissidenti politici”.
Uno strumento che, seppur controverso, da alcuni viene definito “inquietante, ma estremamente prezioso”. Sarà davvero così?