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Chi è Giampaolo Rossi, nuovo Direttore Generale della Rai? | Le sue controverse posizioni

Giampaolo Rossi, accademico e personaggio culturale, noto sostenitore di Netanyahu, Putin e Orban, è il nuovo direttore generale della Rai, nominato da Fratelli d’Italia. Si tratta di un estremista di destra, una figura decisamente polarizzante. Rossi ambisce a trasformare il servizio pubblico radiotelevisivo in un veicolo per le istanze sovraniste e di malcontento.

Le battaglie di Rossi

È ben noto che a sinistra si tende spesso a liquidare gli avversari politici come nemici quasi antropologici, applicando loro etichette denigratorie. I progressisti, che sono cresciuti in specifici ambienti culturali, dovrebbero sicuramente dimostrare maggiore curiosità verso il pensiero conservatore. Anche solo per saperlo affrontare, anziché provare paura. Tuttavia, è difficile non considerare ciò che Rossi ha scritto nel suo blog su Il Giornale (ormai inattivo da cinque anni) o sui suoi profili social (ora disattivati, forse per evitare problemi al premier). Difficile farlo senza percepire una rozzezza intellettuale e una superficialità teorica estremamente acute e preoccupanti. Ad esempio, Rossi definisce i manifestanti americani che contestavano l’elezione di Trump come “nipotini di Soros” e “femministe vomitate da una caricatura… cianfrusaglie travestite da donne”. Questo è solo un assaggio dell’astio verso ciò che lui chiama “buonismo”.

L’identikit del nuovo DG Rai

Ma chi è Giampaolo Rossi? Nato nel 1966, è stato uno degli organizzatori della festa meloniana di Atreju. Rossi è stato il primo firmatario del “Manifesto conservatore” per la candidatura di Enrico Michetti come sindaco di Roma. Questo era un insieme di luoghi comuni sulla Città eterna ormai dimenticato. Si può dire qualsiasi cosa su Rossi, tranne che non conosca l’azienda Rai, dato che ha diretto RaiNet dal 2004 al 2012 ed è stato membro dell’organismo di vigilanza dal 2018. La sua carriera politica ha avuto inizio dopo la laurea in Lettere, con la presidenza della Commissione Cultura della Regione Lazio. Poi il passaggio alla direzione del Master di Media & Entertainment presso la Link Campus University. All’epoca quest’ultima si proponeva come un think tank del Movimento 5 Stelle. Attualmente, Rossi riveste un ruolo di rilievo nel partito di governo.

I numerosi nemici della retorica di Rossi

“Alcuni programmi, camuffati da intrattenimento, esercitano un’influenza culturale e politica”, afferma Rossi per contestare gli interventi di “vermilinguo” Roberto Saviano durante il programma di Fabio Fazio. Si era scagliato anche contro le dichiarazioni pro-immigrazione di Claudio Baglioni a Sanremo, o il monologo di Chiara Francini sulle donne senza figli che si sentono inadeguate. La destra di Rossi sogna una Rai che dia spazio a una visione del mondo diversa. Il problema è che il pensiero politico di Rossi si sviluppa in discorsi che sembrano articolati ma che in realtà non sono altro che deliri. Rossi elenca una serie di nemici. Tra questi: “l’intellettuale impegnato”, “il volontario delle ONG con i soldi di Soros” e “il fighetto radical-chic con il culo degli altri”. Fa anche un parallelo tra Mbappé, un calciatore di successo, e un rapper che indossa una maglietta con la scritta “Jihad”, affermando che il primo è un’eccezione, mentre il secondo rappresenterà la regola. Inoltre, identifica due categorie, “il nigeriano e il buonista”, come “la feccia di questo Paese”, che entrambi dovrebbero essere messi “nella condizione di non nuocere”.

La Rai che ci aspetta

La pochezza intellettuale del soggetto, purtroppo, è quella che è. Probabilmente assisteremo ad un’altra figura di riferimento del panorama politico, culturale e dirigenziale della nostra repubblica non all’altezza della posizione occupata e privo dell’integrità per svolgere un ruolo di tale rilevanza. Non si sta parlando di una questione di preferenze politiche, ma di integrità morale e onestà intellettuale del soggetto. Finché parliamo di soggetti come Rossi (o altri numerosissimi esponenti dell’organigramma governativo) che danno adito a teorie del complotto temo i commenti siano superflui. Quando sono il direttore generale della Rai o un ministro (ho ancora in mente le parole di Lollobrigida sul complotto per la sostituzione etnica) a farsi portatori di queste istanze, può essere un pessimo segnale. Ci aspettano tempi di retoriche anti-élite e anti-globaliste.

Leonardo Gianelli

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