Spettacolo

Satisfaction, 48 anni dopo: la strana maniera in cui Keith Richards ideò il riff

Nella mattinata del 7 maggio 1965, un assonnato Keith Richards si svegliò all’alba e afferrò un registratore a nastro. Con gli occhi ancora annebbiati e mezzi chiusi, incise una delle più memorabili serie di note di tutti i tempi: l’inconfondibile riff iniziale di “(I Can’t Get No) Satisfaction“. Dopo aver completato la registrazione, si lasciò cadere nuovamente nel sonno. Il pezzo uscì poi il 5 giugno dello stesso anno.

La genesi di un pezzo leggendario

“Quando mi risvegliai quella mattina, il nastro era terminato”, ricorda Richards molti anni dopo. “Lo riavvolsi e scoprii che c’erano, forse, appena 30 secondi di “Satisfaction“, in una versione soporifera. Poi, all’improvviso, la chitarra fece “clang”, seguito da ben 45 minuti di russare.” Non c’era molto su cui basarsi, ma Richards decise di far ascoltare la registrazione a Mick Jagger più tardi nella stessa giornata. “Aveva solo la prima parte e poi il riff”, ricorda Jagger. “Suonava come un brano country su una chitarra acustica, non come un pezzo rock. Ma Keith non ne era convinto, pensava fosse una sorta di scherzo. Non credeva davvero che potesse diventare un singolo, ma noi gli rispondemmo all’unisono: ‘Sei fuori di testa!’ E, naturalmente, lo era.”

La trasformazione in note

Con i versi scritti da Jagger, mentre Richards aveva già trovato la frase “I can’t get no satisfaction“, gli Stones si recarono negli studi Chess di Chicago appena tre giorni dopo, il 10 maggio 1965, per portare a termine il brano. Il 12 maggio, dopo un volo per Los Angeles e una maratona di registrazione durata 18 ore presso la RCA, finalmente riuscirono a completare il lavoro. Fu proprio durante quella sessione che Richards collegò alla sua chitarra una versione anticipata della Gibson fuzz box. Conferì in questo modo, al riff che inizialmente aveva immaginato suonato da fiati, quel suono distintivo e iconico che tutti conosciamo.

Un successo senza tempo

Nonostante gli Stones si trovassero già a metà del loro terzo tour negli Stati Uniti, fino a quel momento i loro successi in America erano stati limitati a “Time Is On My Side” e al recentemente pubblicato “The Last Time“. “Satisfaction” si rivelò la canzone che avrebbe segnato la loro scalata al successo planetario. Quarant’anni dopo, quando la rivista Rolling Stone posizionò “Satisfaction” al secondo posto nella sua prestigiosa lista delle “500 migliori canzoni di tutti i tempi“, offrì questa prospettiva storica sul riff che Keith Richards scoprì proprio in quel fatidico giorno del 1965: “Quella scintilla nella notte… fu il punto di svolta: il momento in cui il precario salto e l’innamoramento adolescenziale del rock and roll primordiale si trasformarono nel rock che conosciamo oggi.”

Leonardo Gianelli

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