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Movimento 5 Stelle, Grillo e Moni Ovadia protagonisti della manifestazione del 17 giugno: cosa hanno detto?

Nella manifestazione del 17 giugno, il Movimento 5 Stelle ha visto come protagonisti principali Beppe Grillo e Moni Ovadia. Tuttavia, l’evento non è stato privo di polemiche, compromettendo ciò che avrebbe dovuto essere il giorno di Conte e Schlein. Presto il popolo social si è scatenato, dividendosi tra difensori di Grillo, Ovadia e della manifestazione in generale e tra i detrattori delle idee e delle retoriche utilizzate sul palco del 17 giugno. La polemica su Twitter è divampata, dopo aver riportato le posizioni assunte dai presenti vi sarà lo spazio anche per qualche contenuto dal social in questione.

Le parole polemiche di Beppe Grillo

Il fondatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, è salito sul palco della manifestazione a Roma per affrontare il tema del precariato. Da qui ha rivolto il proprio solito infervorato discorso alla folla presente. Ha iniziato affermando: “Vi ho presi piccolini, e ora siete qui ammucchiati a guardare il leader. Volete il leader! Siate leader di voi stessi”, sottolineando anche: “Voi dovete fare un po’ di battaglia sui territori, raccogliete i progetti e mandateli a Conte. Conte prima o poi li capirà”.

Grillo ha anche sostenuto che “il reddito universale incondizionato è l’unica battaglia che dobbiamo portare avanti”. Ha anche espresso preoccupazione riguardo alla perdita del senso di ragione e di fratellanza nella società. Infine, ha concluso con il suo “motto” provocatorio: “Io non ho più mandato a fanc… nessuno, sono come padre Marinano ‘pace e bene’… e ora però andate a fanc… tutti”. Tuttavia, ciò che ha suscitato maggiori polemiche sono state le sue parole riguardanti le “brigate di cittadinanza” e l’invito a indossare il “passamontagna”. Tale linguaggio richiama un passato tragico della storia italiana, suscitando sconcerto e critica.

Il commento di Giuseppe Conte

In risposta a queste polemiche, Giuseppe Conte è intervenuto attraverso un lungo post su Twitter. Grazie ad esso ha affermato che i media principali hanno cercato di ignorare la piazza di Roma e hanno strumentalizzato una frase del discorso di Grillo. Secondo Conte, la frase è stata estrapolata dal contesto e criminalizzata, poiché, giocando con il paradosso, invitava i presenti a indossare il “passamontagna” per compiere azioni pacifiche e utili per la comunità. Conte ha sottolineato che questa frase era un omaggio al lavoro socialmente utile di molti cittadini attivi che si prendono cura del proprio quartiere e del verde pubblico, sostituendosi spesso a uno Stato assente. Ha definito la reazione di indignazione come un coro ridicolo, includendo anche gli esponenti della falsa opposizione.

La controversa presa di posizione di Moni Ovadia

La manifestazione ha visto la partecipazione di ventimila persone provenienti da diverse parti d’Italia, che hanno gridato il loro dissenso verso le vite precarie e l’indifferenza del governo. Le parole di Grillo non sono state sufficienti a placare le polemiche e i malumori, soprattutto all’interno del Partito Democratico, scosso dalla decisione della segretaria Elly Schlein di partecipare alla partenza del corteo a Roma. In particolare, il passaggio del discorso di Moni Ovadia riguardante la guerra in Ucraina ha suscitato reazioni. Ovadia ha sostenuto che questa guerra è stata voluta da molti anni ed è il risultato del sistema adottato dalla NATO e delle menzogne sistematiche. Ha affermato come si stia cercando di trascinare tutti in una guerra per affermare la supremazia mondiale degli Stati Uniti.

La fallacia delle argomentazioni di Ovadia

Quella di Ovadia è una posizione non soltanto pericolosa, ma anche smentita dalla realtà dei fatti. La narrazione che vorrebbe la guerra in Ucraina come volontà occidentale è menzognera. Si basa su assunti che potrebbero essere veri, ma che non dimostrano assolutamente nulla. Per quanto l’industria della guerra sia particolarmente redditizia e sia uno dei maggiori business statunitensi, ciò non dimostra una volontà da parte di questi ultimi di produrre conseguenze come quelle che il popolo ucraino sta sperimentando.

Se davvero l’occidente avesse voluto in prima persona la guerra, che, lo ricordiamo, è stata scatenata da un’operazione di invasione da parte delle forze dell’esercito russo, lo avrebbe fatto con maggiore preparazione. Lo avrebbe fatto rifornendo di armi gli ucraini da ben prima dell’invasione. Lo avrebbe fatto senza farsi trovare impreparato dal punto di vista della catena logistica, senza abbandonare gli ucraini a loro stessi, dal punto di vista delle forniture perlomeno, come avvenuto nei primi 6 mesi di conflitto.

Leonardo Gianelli

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