Detenzione provvisoria per l’agente di polizia che ha sparato al 17enne a Nanterre per non essersi fermato a un posto di blocco. Lo ha comunicato il procuratore locale Pascal Prache, dopo aver ascoltato gli agenti di polizia e analizzato i video a sua disposizione. Secondo il giudice, “allo stato attuale delle indagini le condizioni legali per l’uso dell’arma non fossero soddisfatte”. Le immagini, ampiamente diffuse in rete, mostrano il poliziotto sparare al giovane che si allontanava in macchina senza minacciare gli agenti, contrariamente a quanto affermato inizialmente dal poliziotto per difendersi dalle accuse. Dal video in circolazione emerge chiaramente la frustrazione dell’agente per il mancato rispetto della sua autorità da parte del giovane, che ha portato all’uccisione di un giovane disarmato in fuga. Prima di condannare moralmente o assolvere il poliziotto, però, riteniamo che le autorità competenti debbano deliberare a riguardo. Ecco intanto il video
A #Nanterre – comune della corona Nord di Parigi – un poliziotto ha sparato e ucciso un ragazzo di 17 anni apparentemente a sangue freddo.
Secondo la polizia avrebbe tentato investire agente, ma il video girato da un passante racconta altro:
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— valerio renzi (@valeriorenzi) June 28, 2023
Le violenze generate dall’assassinio a sangue freddo
Nel frattempo, si è verificata un’altra notte di violenze nelle città francesi. Sono state arrestate almeno 150 persone durante gli scontri, come riferito dal ministro degli Interni Gerald Darmanin, che ha definito le violenze della notte “intollerabili”. Il presidente Emmanuel Macron ha deciso di adottare misure più severe, che saranno decise durante una riunione dell’unità di crisi interministeriale (CIC). Il capo dello Stato ha commentato che le “scene di violenza” contro le “istituzioni della Repubblica” sono “ingiustificabili”. La madre della vittima ha organizzato una marcia bianca a Nanterre alle 14:00.
Ad esempio, a Mons-en-Baroeul, vicino a Lille, i manifestanti hanno parzialmente incendiato il municipio locale. Il sindaco Rudy Elegeest ha riferito che “una cinquantina di individui incappucciati” hanno sparato fuochi d’artificio contro l’edificio. La situazione è tornata alla calma solo intorno alle 4:30 del mattino. Darmanin ha condannato “la violenza intollerabile contro i simboli della Repubblica”, sottolineando che “municipi, scuole e stazioni di polizia” sono stati “incendiati o attaccati”. Ha aggiunto che è una “vergogna per coloro che non hanno invitato alla calma”. Nel frattempo, “tutte le trasferte ‘non prioritarie’ dei ministri del governo francese” sono state sospese fino a nuovo ordine.
L’attacco al carcere di massima sicurezza di Fresnes
Durante la notte, una ventina di persone con il volto coperto ha attaccato il varco all’ingresso del carcere di massima sicurezza di Fresnes, vicino a Parigi, utilizzando fuochi d’artificio. Il varco attaccato dà accesso alle residenze dei sorveglianti del carcere, alla sezione femminile e alla zona infermeria. Appena è scattato l’allarme, come mostrato in vari video postati sui social media, le forze dell’ordine sono state immediatamente chiamate, ma nessuno è riuscito ad entrare nel recinto del carcere. I video online mostrano anche incendi appiccati lungo il percorso che porta al carcere.
Le numerose tensioni nel paese
Le autorità sono riuscite a limitare i danni grazie alla presenza di 2.000 agenti di polizia e gendarmi dispiegati in diverse aree del Paese. Le prime tensioni sono state registrate a Tolosa e a Lille, con l’incendio di cassonetti e il lancio di oggetti contro la polizia. A Tolosa è stata incendiata una jeep in un quartiere, mentre a Lille è stato dato alle fiamme un veicolo. Nel frattempo, un corteo pacifico a Nantes ha percorso le strade gridando “Giustizia per Nahel“. A Nanterre, dove il giovane è stato colpito dal proiettile del poliziotto che lo aveva fermato, diversi edifici pubblici e privati sono stati danneggiati e un edificio è stato incendiato. Inoltre, un autobus è stato dato alle fiamme poco lontano a Grigny. Per mantenere la situazione sotto controllo, la prefettura della regione ha autorizzato l’uso di droni per “catturare, registrare e trasmettere immagini” relative a eventuali incidenti.
I precedenti violenti della polizia transalpina
La violenza della polizia nei confronti dei cittadini francesi sembra essere diventata una pratica sempre più diffusa e eccessiva. In particolare, durante le proteste accese della popolazione, si è verificata una tendenza all’uso indiscriminato e arbitrario della forza. Un esempio lampante di ciò è stato evidenziato durante le manifestazioni contro l’aumento dell’età pensionabile.
Amnesty International ha pubblicamente denunciato le forze di polizia che, a Parigi e in tutta la Francia, si sono occupate di mantenere l’ordine pubblico durante le proteste seguenti l’approvazione della riforma delle pensioni voluta da Emmanuel Macron. L’organizzazione ha dichiarato: “Spari di gas lacrimogeni contro le persone, colpi di manganello alla testa, arresti arbitrari: la repressione delle proteste contro la riforma delle pensioni in Francia ha raggiunto livelli allarmanti. Le autorità devono garantire la protezione dei manifestanti e evitare un uso eccessivo della forza”. Amnesty International ha condiviso un video contenente estratti di filmati che mostrano gli episodi più contestati, in cui gli agenti colpiscono ripetutamente i manifestanti, gettandoli a terra. L’organizzazione ribadisce che protestare non è un crimine.
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Anche il Consiglio d’Europa, attraverso la Commissaria per i diritti umani Dunja Mijatovic, ha condannato le violenze della polizia. Mijatovic ha sottolineato che “le autorità francesi hanno la responsabilità di proteggere i manifestanti pacifici e i giornalisti che coprono le manifestazioni dalla violenza della polizia e dagli individui violenti che agiscono all’interno o ai margini dei cortei”. Ha inoltre aggiunto che le condizioni in cui viene esercitata la libertà di espressione e di riunione in Francia, nel contesto delle proteste contro la riforma delle pensioni, destano preoccupazione. Possiamo affermare che un po’ tutto il mondo sia paese, considerando quanto questa problematica emerga con evidenza anche nel nostro paese.