Curiosità

Gianluca Vacchi, che fallimento! | Brutte notizie per la sua catena di kebab: i dati sconfortanti

Kebhouze, la catena di kebab “premium” di Gianluca Vacchi rischia di fallire. Nel suo ultimo bilancio infatti risulta aver perso quasi 2 milioni di euro, e per riequilibrare i conti è stato necessario prosciugare le riserve e ridurre il capitale da ben 1 milione a 264 mila euro. Ma come mai Vacchi ha comunque continuato ad aprire sedi invece di chiuderne, nonostante le perdite?

Cos’è Kebhouze

Perdite economiche vicine ai 2 milioni di euro per Kebhouze, la catena di kebab italiani di cui l’imprenditore e influencer Gianluca Vacchi è il socio maggioritario. Vacchi, oltre a fare balletti, è uno degli eredi della multinazionale bolognese leader mondiale nel packaging IMA, ma non detiene alcuna carica operativa essendo consigliere non esecutivo e azionista. Negli anni però ha acquistato numerosi brand nel settore moda, e acquisito partecipazioni in diversi gruppi, tra cui proprio Kebhouze Srl., una catena di kebab “premium” (il cui costa varia dai 12 ai 14 euro l’uno) nella quale ha investito ben 2.1 milioni di euro.

Perdite che ammontano a 1,9 milioni di euro

Che la catena non navigasse in acque calme è emerso fin dal primo anno, con un bilancio in rosso nel 2021, e perdite per 387 mila euro. Ma è notizia recente (lo apprendiamo da Affari Italiani) che Kebhouze Srl, controllata al 92% da Vacchi, ha riunito i soci qualche giorno fa per prendere atto che le perdite finora accumulate ammontano a 1,9 milioni di euro, di cui 1,3 milioni solo nel 2022. E per ripianare il passivo la società ha dovuto ridurre il capitale da un milione a 264mila euro. E’ in perdita, eppure dal sito ufficiale fanno sapere che, dopo Milano, Roma, Ibiza, Venezia, Torino, Bergamo e Taranto, ci sarà una nuova apertura a Londra, in Oxford Street. Perdite che, come abbiamo detto, hanno mutilato il capitale e, per ripianare il passivo. è stato necessario azzerare le riserve. Sebbene le cose non andassero benissimo, si è continuato comunque ad aprire nuove sedi, raggiungendo oltre 110 lavoratori: Milano (con quattro negozi, l’ultimo inaugurato a maggio), Roma, Venezia, Torino sono solo alcune delle città italiane, ma nell’indirizzario c’è già anche Ibiza. La società si difende: le perdite sono previste, spiegano i vertici.

Un’analisi di marketing

Per provare a capire i motivi di queste perdite, potrebbe essere utile l’analisi condotta dal fondatore di Deep Marketing, Francesco Galvani, esperto di marketing strategico e branding. La prima domanda da porsi, secondo lui, è: “Vacchi è famoso?”. E la risposta è, ovviamente, sì. “25 milioni di follower su Instagram non sono bazzecole e ha una capacità unica di attirare l’attenzione dei media e delle folle adoranti”. Ma, si chiede Galvani: “il fatto di essere famosissimi ha dei benefici quando si deve trasferire la fama al business?”. Ha poi aggiunto, riferendosi alle aziende non collegabili facilmente alla persona celebre. “La fama di Vacchi ha supportato il lancio di Kebhouze, ma sul lungo termine non ha portato un valore particolare. Sia perché la società si chiama Kebhouze e non Vacchi’s Kebab, sia perché non esiste un collegamento pregresso nella mente della maggior parte delle persone tra Gianluca Vacchi e i fast food”. A non convincere dunque, sono una serie di elementi: l’immagine coordinata, la visual identity e il logo, tenendo conto quanto l’uomo sia un “animale” visivo: «Non posso negare, per esempio, che le foto degli interni dei negozi mostrino scelte grafiche sovrastimolanti e caotiche. O che il menu abbia davvero troppi colori, urli parecchio, tutto sia bold».

Alessia Arcidiacono

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