Lunedì, in occasione della Giornata contro le droghe, il CT della Nazionale italiana Roberto Mancini ha espresso il proprio punto di vista sul tema. La sua tesi è molto semplice: non esistono droghe leggere e droghe pesanti, ma solo droghe generalmente intese. L’ex calciatore, insomma, ha fatto proprio il nucleo centrale della legge Fini–Giovanardi, che dal 2006 disciplina l’uso degli stupefacenti e che ha cancellato l’equiparazione tra le cosiddette droghe leggere, quali l’hashish e la marijuana, e quelle pesanti, come l’eroina e in genere gli oppiacei, la cocaina, le anfetamine e gli allucinogeni. La presenza dell’allenatore all’evento non era casuale: Mancini è stato scelto come volto della campagna proibizionista del governo contro le droghe. Il nuovo spot televisivo è stato realizzato dal Dipartimento per le politiche antidroga e dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria, presentato lo scorso 26 giugno alla Camera dei Deputati, e successivamente diffuso a livello nazionale.
Nel filmato in questione, diffuso sulle reti Rai (spot tv e radio), sul web e sui social media, Mancini prova a persuadere la cittadinanza, e soprattutto i giovani, a riporre cartine, accendini e grinder nel cassetto una volta per tutte. Come? Utilizzando frasi fatte, assolutamente imbarazzanti, soprattutto se comparate alla delicatezza dell’argomento trattato, e per di più con un livello di recitazione e trasporto emotivo a dir poco discutibile: «Le droghe? Tutte le droghe fanno male. Solo con coraggio e determinazione si possono vivere le emozioni vere». Nello spot, il delirio del mister viene colto al volto da un gruppo di ragazzi dalla caratterizzazione improbabile, ovviamente rappresentati con il telefono rigorosamente alla mano, pronti a fare un video e a postarlo sui social. «Hai visto Mancini?», chiede un ragazzo. «Facciamone uno anche noi!», replica subito l’amica. A questo punto i due, in compagnia di una terza Gen Z proibizionista, si riprendono mentre urlano all’unisono: «Le droghe, tutte le droghe fanno male». Mancini riceve il video su WhatsApp e risponde sorridendo, in maniera un po’ fraintendibile, «Bravi, fatelo girare!». Che dire, non si poteva rappresentare il mondo dei giovani in maniera più stereotipata.
In termini di reazioni social, sembra che lo spot sia stato un vero e proprio disastro. Qualcuno ha sottolineato come un messaggio del genere sia banale e fin troppo semplicistico. In molti, invece, hanno preso di mira la recitazione (“Senza emozione”, “Senza pathos”) del mister e, più in generale, il contenuto dello spot. Sui social ,ovviamente, gli utenti si sono scatenati con commenti ironici: “Poche cose ti fanno venire voglia di drogarti come la pubblicità regresso di Roberto Mancini“, ha scritto un ragazzo su Twitter. “Vuoi fare una pubblicità progresso contro le #droghe? Al di là del contenuto, c’è UNA sola espressione da non usare per evitare facili allusioni, malintesi e battutine… L’hanno usata”, ha invece commentato un altro utente, alludendo ironicamente con tutta probabilità alla frase finale: “Fatelo girare”. E ancora altri commenti, anche pungenti: “La cosa più drammatica del video di Mancini contro le droghe, voluto ovviamente da Palazzo Chigi, risiede nel pensare che un video del genere possa avere un qualche effetto. Queste persone non hanno idea di cosa sia la realtà (e il senso del ridicolo)”, “Mi è venuta voglia di drogarmi, fatela girareeee”. Infine, semplicemente: “Cringe”. Insomma, un successone. C’è chi prova ad ironizzarci su: “Mancini le droghe fanno male ma anche non qualificarsi ai mondiali è sofferenza”.
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