Matteo Salvini negli ultimi mesi l’ha resa una delle sue battaglie prioritarie, facendone anche qui una questione politica. “A luglio sarò orgoglioso, se tutto va come deve andare, di fare il primo viaggio con il collegamento ferroviario diretto Bari-Napoli, cosa che la sinistra ha promesso da anni senza mai realizzarla, perché un treno, un ponte, un aeroporto non sono di destra o di sinistra”. Lo aveva detto il vicepremier e ministro dei Trasporti, a margine dell’incontro a Brindisi con il sindaco della città, Giuseppe Marchionna.
Salvini ha anche aggiunto di aver parlato del collegamento diretto interno alla Puglia con il sindaco di Bari, Antonio Decaro, che ha incontrato nella masseria di Bruno Vespa a Manduria (Taranto). Chi arriva in aeroporto, a Brindisi, non ha mai avuto un collegamento diretto con il resto del Salento. “È quello di cui stavamo ragionando, io sono dal ministero da sette mesi e in questi pochi mesi non si fanno miracoli, ma stiamo sbloccando tantissimi cantieri fermi da anni, il ponte sullo stretto è solo uno degli esempi. Collegare l’intero Salento è uno dei miei obiettivi”, è quello che ha risposto il ministro. Con il sindaco di Brindisi, ha aggiunto: “abbiamo parlato dello sviluppo del porto, del rilancio dell’aeroporto, di infrastrutture ferroviarie e stradali. La precedente amministrazione non è stata particolarmente attenta allo sviluppo della città. Già in settimana, forse, ci rivedremo al ministero per riprendere il lavoro interrotto. Questa è una città straordinaria che può tornare ad essere un traino per l’intera Puglia”.
Tuttavia, il ministro è stato anche sommerso da critiche. Sembrerebbe, infatti, che il collegamento diretto impieghi molto più tempo e sia anche più costoso rispetto a quello vecchio, e rispetto ai collegamenti su gomma. “Almeno ora il treno diretto c’è: siamo un Paese libero, se uno vuole arrivare da Bari fino a Napoli senza cambiare treno può farlo, altrimenti no”. È questa la risposta che il ministro ha fornito a coloro che gli hanno fatto notare la questione. Una risposta che lascia sgomenti, e che potrebbe rappresentare anche un pericolo per l’intera Lega: senza una visione di lungo raggio sulla modernizzazione delle infrastrutture, rischia l’irrilevanza nel Mezzogiorno.
Nonostante il paradosso di un treno che nel 2023 impiega oltre quattro ore per percorrere poco meno di 300 chilometri, emblema di un Paese che viaggia a due velocità, per Salvini l’Italia “sta correndo”. E aggiunge: “La Puglia, come l’Italia, nei prossimi anni potrà vivere una rivoluzione infrastrutturale come quella che visse nel Secondo Dopoguerra. Basta che prevalgano i sì sui no: le persone dicano i loro no ma non vengano a fermare i lavori”. Prioritario, per i collegamenti ferroviari pugliesi, rimane il progetto dell’Alta velocità, “due ore da Bari a Napoli, tre ore da Bari a Roma”, ha puntualizzato il ministro. Ma non solo: “L’80% dei passeggeri viaggia sugli Intercity, ed è per questo che stiamo spendendo miliardi per comprarne dei nuovi, tra regionali e locali. Vigilerò personalmente perché si arrivi a un accordo tra aziende e sindacati nel comparto ferroviario e aeroportuale”, ha aggiunto. Nel mirino del ministro finiscono, infatti, ancora una volta gli scioperi che in questi giorni stanno rallentando gli aeroporti del Paese. “Il diritto allo sciopero è garantito dalla Costituzione, ma non può lasciare a piede milioni di italiani e turisti” termina Salvini.
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