Carola Rackete riesce a strappare una candidatura alle prossime elezioni europee. A darle spazio è il partito tedesco “Linke” che, candidandola, spera di risalire nei sondaggi. La trentacinquenne, figlia di un ex ingegnere e consulente militare, ha annunciato via Twitter che si candiderà per l’eurocamera come ecologista apartitica, e che lo farà in una lista di sinistra.
La Rackete ha motivato fortemente la sua scelta, sostenendo che “il disastro socio-ecologico nel quale viviamo non si risolve da solo se non andiamo in parlamento, e non si risolve nemmeno senza un solido partito di sinistra». Per fermare l’apocalisse ambientale, ha spiegato, occorre «socializzare le aziende petrolifere, proteggere gli spazi naturali, ridistribuire la ricchezza e i sussidi (agricoli)”. Inoltre, ha aggiunto, quello che chiama “il partito fascista tedesco”, ossia Alternative für Deutschland, alleato della Lega nel gruppo europeo Identità e democrazia, “deve essere fermato”, e per questo “è essenziale un partito forte, antifascista, anticapitalista, con un forte impegno per i diritti umani e la protezione del clima”. E il partito prescelto per la battaglia della Rackete è proprio Die Linke.
Il 17 luglio, dalla Germania, suo Paese natale, è giunta la notizia della candidatura alle europee del 2024: “Sarò una sorta di watchdog per il clima a Bruxelles. Si tratta di comunicare i contenuti dei movimenti e di far conoscere ai movimenti stessi ciò che viene deciso nel Parlamento europeo”, ha dichiarato la stessa Rackete alla stampa tedesca. Dovrebbe essere candidata (come indipendente) al secondo posto (assolutamente privilegiato) della lista della Linke, subito dopo Martin Schirdewan, attualmente copresidente del gruppo della Sinistra nell’Eurocamera. Lo stesso Schirdewan e Janine Wissler hanno confermato la candidatura, anche se bisognerà a tendere l’ufficializzazione delle liste del prossimo novembre. È “un chiaro segnale dalla dirigenza del partito, che vuole legare maggiormente la sinistra ai movimenti sociali”, spiega Der Spiegel.
Dopo l’attivismo in difesa dei migranti, quello contro il cambiamento climatico. Nel mezzo, una lotta con il primo governo italiano della XVIII legislatura, specialmente con Matteo Salvini. Lotta che è finita anche nei tribunali, risolvendosi con due archiviazioni per l’ex comandante della Sea Watch 3 e la negazione dell’autorizzazione a procedere del Senato contro il segretario della Lega, accusato di diffamazione. Carola Rackete è diventata un volto noto in Italia dopo aver attraccato con la sua nave, nel 2019, a Lampedusa.
La Rackete, a bordo della nave ong, forzò infatti l’ingresso a Lampedusa nel periodo dei porti chiusi, per via delle condizioni di emergenza dei migranti a bordo, e aveva querelato l’allora ministro dell’Interno per diffamazione. Tra i vari epiteti pronunciati dal leader della Lega vale la pena di ricordare “sbruffoncella”, “tedesca fuorilegge” e “viziata comunista”. Salvini diceva di essere impaziente di affrontarla durante un processo, poi evidentemente ci ha ripensato, vista la decisione del Senato. Inevitabile il suo commento alla notizia dell’imminente candidatura: “Dallo speronare motovedette italiane della Guardia di Finanza alla candidatura per Bruxelles con la sinistra tedesca, è un attimo. Auguri, viva la democrazia”.
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