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Chi è Maria Bonaventura? La giudice al centro delle polemiche per aver assolto due palpeggiatori

La giudice Maria Bonaventura nella bufera: la prima volta aveva fatto scandalo poiché aveva assolto il bidello, colpevole di aver palpato un alunna. Adesso, a proposito della vittima di un altro palpeggiatore, ha affermato che fosse “complessata a causa del peso”. La presidente di una Onlus che si occupa di violenze di genere, Bo Guerreschi, si mostra allarmata, dal momento che la Bonaventura è la stessa giudice che presiede il collegio del processo per lo stupro di capodanno a Primavalle, durante il quale una ragazza era stata abusata da 5 giovani.

La giudice al centro delle polemiche

La prima volta aveva fatto scandalo assolvendo il bidello dall’accusa di molestie sessuali perché la palpeggiata all’alunna era duratura soltanto 10 secondi, ora c’è ricascata perché la vittima di un altro palpeggiatore era “complessata a causa del peso”. Due sentenze a dir poco controverse, entrambe proclamate dalla giudice Maria Bonaventura, presidente di sezione al Tribunale di Roma.

Stavolta l’accusa di molestie sessuali è partita da una donna, dipendente di un museo della Capitale, che sarebbe stata palpeggiata da un suo dirigente. La giudice, anche in questo caso, ha comunque assolto l’imputato scrivendo nel dispositivo della sentenza: “non si può escludere che la parte lesa, probabilmente mossa dai complessi di natura psicologica (segnatamente il peso) abbia rivisitato inconsciamente l’atteggiamento dell’imputato nei suoi confronti fino al punto di ritenersi aggredita fisicamente”. Insomma la donna si sarebbe alla fin fine inventato tutto perché vittima di complessi legati alla propria obesità. C’è da dire che i musei capitolini hanno subito allontanato il direttore, ma in tribunale è stato tutto un minimizzare da parte delle colleghe, che hanno ridimensionato i fatti dipingendo l’imputato come uno che ama lo scherzo, il gioco. Insomma, la solidarietà tra donne in questo caso non si è vista. Ma non è la prima volta che accade quando a testimoniare è chi, nel proprio lavoro, dipende dall’imputato. La procura però, ha presentato ricorso.

La battaglia di Bo Guerreschi

Sentenze scritte da giudici donne e “in cui le donne non vengono credute e ridotte quasi a imputate. […] Poi non lamentiamoci quando le denunce diminuiscono”. Questo è ciò che afferma Bo Guerreschi, presidente della onlus “bon’t worry” che si occupa di violenze di genere, intervistata da Romina Marceca per “la Repubblica” , a proposito delle decisioni emesse dalla quinta sezione collegiale del tribunale di Roma, presieduta da Maria Bonaventura. Tra queste, quella del bidello assolto per “palpeggiamento breve”.

Ecco un estratto dell’intervista:

“Chiedo l’intervento del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Spero che a breve invii gli ispettori, questi verdetti lasciano senza parole e mi fanno pensare che lottiamo per qualcosa che la giustizia ci nega […] questo è lo stesso collegio del processo per lo stupro di Capodanno 2021 in cui noi difendiamo la vittima, abusata da cinque giovani. Finirà che sarà giudicata come una poco di buono”.

Lei sostiene che il collegio ha “punito” la vostra assistita. Cosa è accaduto?

“Il 22 maggio Bianca (nome di fantasia) è stata ascoltata per la prima volta in aula come testimone. Era stato richiesto, e accolto dal tribunale, che Bianca accedesse all’aula Aurora. Si tratta di un luogo protetto dentro il tribunale che permette alle vittime di essere interrogate senza lo stress di stare davanti ai giudici e agli imputati”. Ma non è andata così. “La difesa dell’unico imputato, Patrizio Ranieri, ha prodotto un’intervista rilasciata da Bianca a Repubblica e ha chiesto di sentire la vittima in aula. Non c’erano più esigenze di protezione, secondo l’avvocata di Ranieri. E la presidente ha detto, riferendosi all’articolo: «È inaccettabile, va bene». E ha revocato la sala. Bianca ha subito cinque ore di interrogatorio incrociando il suo violentatore, ha avuto diritto a una sola pausa per un bicchiere d’acqua. La presidente le ha anche vietato di parlare con il nostro difensore. Un trattamento assurdo”.

Alessia Arcidiacono

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