Esteri

Usa in guerra contro il Messico? I repubblicani e l’ipotesi del NY Times

Joe Biden in questo momento si trova in una posizione molto delicata. Il presidente degli Stati Uniti infatti, ha un problema che potrebbe mettere in pericolo una sua eventuale rielezione, e che riguarda, ancora una volta, la delicata zona del confine col Messico. Questa volta tuttavia, non si parla solo della perenne questione dell’immigrazione irregolare di migliaia di messicani negli States; bensì del traffico di droghe, e soprattutto, della diffusione rapidissima del fentanyl, un oppioide sintetico, più potente di morfina ed eroina, che viene prodotto dai cartelli della droga messicani, e che secondo le statistiche sta mietendo numerose vittime in America.

La situazione al confine

Un’epidemia questa, che segue a breve distanza quella scatenata dagli oppioidi legali,. E soprattutto arriva in un periodo già difficile, cioè dopo numerose cause contro case farmaceutiche che incoraggiavano ad un uso privo di ritegno di farmaci, portando alla dipendenza milioni di persone. I Repubblicani però non si limitano più ad accusare l’opposizione. Il fronte dei candidati Gop alla Presidenza, Donald Trump in testa, è sempre più vicino all’idea di lanciare una vera e propria guerra contro i Cartelli messicani, mettendo in campo addirittura la forza militare. Non più dunque azioni in coordinamento con la polizia messicana, ma l’impiego di vere e proprie Forze Speciali per raid oltre confine e bombardamenti aerei sulle roccaforti dei narcotrafficanti.

Trump, in un video registrato appositamente al confine, ha detto: “Imporrò un embargo navale totale contro i cartelli della droga e impiegherò i militari per infliggere il massimo danno alle loro operazioni”. Quanto al principale sfidante di Trump, il governatore della Florida, Ron DeSantis, per ora non appoggia l’uso della forza militare, ma ha dichiarato che, se venisse eletto, utilizzerà il pugno duro contro il crimine messicano, e attuerà misure speciali per ridurre il fenomeno dell’immigrazione.

Nel frattempo, al Congresso…

Al Congresso, nel frattempo, si discutono le possibili norme che permetterebbero agli Usa di attuare operazioni militari al confine col Messico, il quale, ricordiamo, è un “paese amico”, e soprattutto partner commerciale degli Stati Uniti. I deputati Gop Dan Crenshaw e Mike Waltz ad esempio, a gennaio hanno presentato alla Camera una proposta di legge per autorizzare proprio l’uso delle azioni militari e dell’esercito contro i cartelli, che secondo loro, sarebbero perfettamente comparabili a dei veri e propri gruppi terroristici.

Il Messico però, che dal 2006 ha peraltro lanciato una vera e propria guerra ai cartelli della droga, con esiti discutibili, ovviamente non ha accolto bene la notizia di poter diventare un potenziale campo di guerra. A marzo, in risposta alle minacce dei repubblicani, Andrés Manuel López Obrador, presidente del Messico, ha replicato con decisione: “Siamo uno Stato libero, indipendente e sovrano. Non siamo un protettorato o una colonia degli Stati Uniti”. Una crisi col Messico, porterebbe a esiti certamente catastrofici, e le preoccupazioni in merito non riguardano solo l’amministrazione attuale. Infatti, anche numerosi esponenti dell’opposizione si dimostrano più cauti e ragionevoli, prevedendo il disastro che ne deriverebbe. Ad esempio Michael McCaul, presidente della Commissione Esteri della Camera, ha affermato che l’azione militare contro i cartelli messicani potrebbe effettivamente rivelarsi un’idea potenzialmente efficace, ma che essenzialmente sarebbe come dichiarare guerra al Messico, con tutti i problemi che ne deriverebbero.

Alessia Arcidiacono

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