Chi è Javier Milei, il “loco” candidato alle presidenziali argentine?

È tempo di porre fine alla casta. Siamo stanchi dei politici che rubano e mentono”, dice Javier Milei mentre agita una motosega, simbolo dei tagli alla spesa pubblica previsti dal suo programma.

Il favorito alle elezioni presidenziali in Argentina è il leader del partito politico di ultra-destra La Libertad e lo scorso 13 di Agosto ha superato ogni pronostico e si è imposto alle primarie. Nel suo programma è prevista la privatizzazione dell’istruzione e sanità, nonché la sostituzione del peso con la moneta statunitense, nonostante più di duecento economisti sostengano che si tratta di un piano impossibile da realizzare .

Liberista, estremista e populista, così lo descrive la stampa internazionale.

La vita

52 anni, ex professore di economia, più che un politico sembra il cattivo di un film holliwoodiano.

Milei è nato nel 1970 da una famiglia di origine italiana, che per lui “No existen“. Veniva infatti sin da piccolo picchiato dal padre e definito “loco“. Un appellativo che lo perseguiterà per una vinta intera: dalla scuola elementare alla squadra del Chacarita dove giocava come portiere fino al 1989.

L’anno seguente ha conseguito una laurea in Economia presso l’Università di Belgrano e due master presso l’Instituto de Desarrollo Económico y Social e l’Università privata di Torcuato di Tella. È diventato capo economista presso Máxima AFJP (una società di assicurazione pensionistica privata), capo economista presso Estudio Broda (una società di consulenza finanziaria) e consulente governativi presso il Centro internazionale per la risoluzione delle controversie in materia di investimenti.

Diventa consigliere del Congreso de la Nación per conto del governatore di Tucumán Antonio Domingo Bussi, contestato per la sua partecipazione alla dittatura militare.

Tra il 2008 e il 2021 ha lavorato per Eduardo Eurnekian, uno degli imprenditori più ricchi dell’Argentina e proprietario degli aeroporti Corporacion America, il più grande gestore aeroportuale privato al mondo. Con il sostegno di questo imprenditore, Milei ha fatto il salto in politica.

Tra i suoi “nemici” perfino il papa, che forse per questo non torna in patria dal 2013. Milei ha infatti accusato Bergoglio di interferire pesantemente nella politica interna, di essere un “asino”, di portare avanti politiche ecclesiali “di m***a”. Lo ha definito “il gesuita che promuove il comunismo”, una “persona nefasta”, il “rappresentante del Male nella Casa di Dio”, un “imbecille” e altri epiteti orribili causando uno shock tra i fedeli argentini che non si capacitano di questa escalation.

Alle primarie, la sua alleanza elettorale con lui come candidato principale ha ottenuto il primo posto con il 30% dei voti. Il buon risultato per Milei, inaspettato e imprevedibile secondo i sondaggi, è stato uno tsunami.

Ma cosa ha generato questa rapida ascesa?

Secondo l’analista Dario Conato ciò che ha portato Milei da avere due rappresentanti nel parlamento di Buenos Aires a diventare il favorito alle elezioni è stata la comunicazione. Il messaggio di cui si fa portavoce è chiaro: io sono diverso dal precedente. Il  governo uscente di Alberto Fernandez, rappresentante del peronismo di sinistra, si basava infatti su politiche sociali assistenziali mentre ora Milei si propone come l’esatto opposto. Egli segue la scia di Bolsonaro e Trump ma con toni ancora più duri. Si ispira alla scuola austriaca e valorizza l’iniziativa individuale nell’economia auspicando la privatizzazione nei campi più disparati, vuole rendere l‘aborto illegale ma è a favore dei matrimoni omosessuali.

Ma questo, alla maggioranza dei suoi elettori, probabilmente nemmeno interessa. Ciò che si ricerca è il cambiamento, non importa il segno politico.