Quante lingue parli? La classifica continentale in occasione della Giornata europea delle lingue

Quest’oggi si celebra la Giornata europea delle lingue (GEL), inaugurata per la prima volta nel corso dell’Anno europeo delle lingue nel 2001.

Al termine di questa campagna, il Comitato dei Ministri ha deliberato l’istituzione della Giornata europea delle lingue (GEL) che si celebra ogni 26 settembre. In questa data, milioni di persone nei paesi membri del Consiglio d’Europa, così come in altre parti del mondo, organizzano o partecipano alle più svariate attività volte a promuovere la diversità linguistica e l’abilità nel parlare più di una lingua.

L’obiettivo principale della Giornata è sensibilizzare l’opinione pubblica sulla ricca diversità linguistica e culturale dell’Europa, la quale deve essere preservata e incoraggiata. Inoltre, grande attenzione è posta sull’importanza di ampliare il repertorio linguistico nel corso della vita, al fine di sviluppare una competenza plurilingue e favorire una migliore comprensione interculturale.

Questa festa è stata istituita anche per celebrare i dialetti meno diffusi e le lingue dei migranti.

Ci sono infatti circa 225 lingue indigene in Europa – il 3% delle lingue mondiali. Nella sola Londra si parlano 300 lingue.

Secondo la Segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić, “La Giornata europea delle lingue ci ricorda che tutte le voci contano e che insieme possiamo superare le barriere linguistiche e culturali nelle nostre società”.

Ad oggi il 65% dei cittadini europei tra i 25 e 64 anni parla almeno una lingua straniera. Il tipico europeo che parla più lingue è uno studente, un manager o è nato in un paese la cui lingua è diversa da quella dei genitori. Questi sono i dati che emergono dall’ultimo repertorio di Eurostat, pubblicato in occasione della Giornata europea delle lingue.

In Italia la percentuale è del 66%, di poco superiore alla media europea.

Secondo le ricerche effettuate  il 41,6% degli italiani parla almeno un’altra lingua, il 20,1% almeno due lingue e il 4,4% arriva a tre. I Paesi in cui la conoscenza delle lingue è decisamente superiore alla media sono Svezia (il 97% dei cittadini parla almeno una lingua straniera), Lettonia, Danimarca e Lituania (96%), Lussemburgo (95%), Finlandia e Malta (92%) ed Estonia (91%).Il livello di multilinguismo è particolarmente elevato in Lussemburgo, dove più della metà della popolazione (51,2%) sostiene di parlare almeno tre lingue. Quattro invece sono i Paesi dell’Unione in cui metà o meno della metà della popolazione in età lavorativa conosce una lingua straniera: Regno Unito (35%), Romania (36%), Ungheria (42%) e Bulgaria (50%).

I benefici di apprendere nuove lingue

Imparare una nuova lingua è, come confermato da molti studiosi, un investimento prezioso che porta con sé una vasta gamma di vantaggi e benefici anche a livello psicologico.

L’apprendimento di una nuova lingua è, difficile negarlo, un allenamento continuo per il cervello. Stimola la mente, migliora la memoria e sviluppa skill di problem-solving. Gli studi dimostrano che le persone che parlano più di una lingua tendono ad essere più creative e ad avere una maggiore capacità di concentrazione. Inoltre, apprendere una nuova lingua può ritardare il declino cognitivo legato all’età e ridurre il rischio di sviluppare malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Tuttavia il beneficio più grande è dato dal fatto che, apprendendo una lingua straniera, si ha accesso non solo alla sua struttura e al suo vocabolario, ma anche alle tradizioni, alla storia, alla letteratura e alle prospettive culturali dei popoli che la parlano. Questa apertura mentale favorisce la comprensione interculturale, la tolleranza e la capacità di vedere il mondo da punti di vista diversi, uscendo dalla propria bolla.