È lui o non è lui? | Chi è Robin Gunningham, l’uomo sospettato di essere il misterioso Banksy?

Quanti di voi conoscono Bansky?

L’artista è diventato uno dei protagonisti della cultura pop degli ultimi anni, grazie al suo mirabile talento di trasporre temi forti in graffiti colorati e luminosi, riuscendo così a sensibilizzare anche i più giovani sulle problematiche proposte, ha trasformato l’architettura delle capitali d’Occidente in momenti di riflessione, con i suoi murales diventati popolari in tutto il mondo.

Tutto ciò senza che mai nessuno fosse riuscito a scoprirne l’identità, almeno fino ad ora.

Il nome dell’artista potrebbe infatti essere svelato in seguito a una causa per diffamazione intentata contro di lui davanti all’Alta Corte di Londra da Andrew Gallagher,56 anni, attivo nel mondo imprenditoriale, si dedica da quasi 10 anni al mercato dei graffiti.

È quanto afferma il “Mail Online”, probabilmente cercando di riciclare uno scoop del 2008, in cui sosteneva di aver identificato il personaggio Banksy in Robert Gunningham, originario di Bristol. È infatti contro lo stesso Gunningham che Gallagher ha intentato l’azione legale, presupponendo la correttezza di tale supposizione.

Quale metodo fu usato per l’identificazione?

All’epoca il metodo di indagine utilizzato fu quello della “profilazione geografica“, mutuato dalle tecnologie poliziesche per la ricerca di criminali.

Più nel dettaglio tale metodo si basa sull’utilizzo delle locazioni dei luoghi del crimine per comprendere l’identità dell’accusato, in questo caso l’artista, e cercare di prevedere dove possa vivere. Tutti abbiamo modelli di comportamento che ci portano a rapportarci con il mondo in un determinato modo e anche gli artisti, come i criminali, non ne sono esenti. I loro schemi comportamentali rivelano chi sono e fanno parte delle loro scelte nel modo e nel luogo in cui mettono in atto e rappresentano le loro opere.

Ebbene nello specifico caso di Banksy l’area sottoposta a indagine era quella fra Londra e Bristol, dove è molto probabile che l’artista risieda.

Questo tipo di tecnica ha entusiasmato gli studiosi dell’università londinese che hanno dichiarato con soddisfazione: “Il nostro studio dimostra che questo metodo può essere utilizzato come modello per riuscire a collegare piccoli atti di terrorismo ai loro autori. Può applicarsi, dunque, anche ai problemi più complessi del mondo reale”.

La chiave del caso era una fotografia dell’ormai 50enne, che lo mostrava in un paio di jeans larghi, un abbottonato blu scuro oversize con un paio di occhiali maliziosi.

Mentre si inginocchiava nel suo kit stradale, sembrava essere circondato da una pistola fumante: stencil, un album da disegno e bombolette spray. Potremo dire una perfetta scena del crimine.

Chi è Robin Gunningham?

Figlio di Peter Gordon Gunningham, un manager di contratti di Bristol, e Pamela Ann Dawkin-Jones, cresciuta nell’elegante zona di Clifton e che lavorava come segretaria per un direttore aziendale, secondo le fonti del magazine, Robin era destinato a diventare un artista fin dalla giovane età.

“Ha fatto molte illustrazioni. Non sono affatto sorpreso se è veramente Banksy“, rivelò al giornale un ex compagno di classe.

Anthony Hallett, che viveva nelle vicinanze, disse al Mail: “Lavorava per altre persone e scompariva per mesi e mesi, era piuttosto nomade”.

Secondo quanto riferito, Robin ha lasciato la scuola a 16 anni. In quel periodo si faceva chiamare “Robin Banks” e giocava come portiere degli Easton Cowboys and Cowgirls, una squadra di football amatoriale nella parte orientale della città.

Si trasferì poi a Hackney, East London, con Jamie Eastman, che lavorava per l’etichetta discografica Hombre di Bristol. Per coincidenza, si dice che Banksy abbia disegnato un certo numero di copertine di album della casa discografica.

Insomma, sono molti gli indizi e ancor di più le coincidenze. Sarà veramente lui?

Per ora non possiamo far altro che attendere e vedere non solo se l’Alta Corte renderà esecutiva la convocazione ma anche se Gunningham effettivamente si presenterà, sempre ammesso e non concesso che sia lui a celarsi dietro il nome di Banksy.