Più della metà delle abitazioni italiane sono a rischio sismico e idrologico: quali sono le conseguenze sull’economia?

In Italia come in tutto il mondo il cambiamento climatico porta con sé conseguenze visibili agli occhi di tutti e se a queste vi aggiungiamo il fatto che il territorio del nostro paese è per il 50% esposto al rischio sismico e per il 20% esposto a frane e alluvioni si capisce la necessità di avere, per lo meno, abitazioni in regola.

Ebbene, dallo studio condotto da Antonio Coviello, ricercatore dell’Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IRISS) e professore di Marketing Assicurativo nell’Università S.O. Benincasa di Napoli, emerge invece che gli Italiani sottostimano i rischi.

Secondo la ricerca condotta per il Cnr, “il 78% delle case italiane è costruito in zone ad alto rischio sismico e idrologico”.

Banca d’Italia stima che il valore del patrimonio abitativo esposto a rischio alluvioni sia di quasi 1000 miliardi di euro, con un calo del 60% del valore di un singolo immobile in caso di allagamento.

I ricercatori affermano: “Considerando solo i danni subiti dalle abitazioni al piano terra la perdita annua attesa potrebbe arrivare a 3 miliardi di euro. Se consideriamo che la casa costituisce il 50% del patrimonio lordo degli italiani, si fa presto a capire che un evento naturale estremo può spazzare via la sicurezza economica dei suoi proprietari. All’alto rischio di frane e alluvioni va poi aggiunto quello del terremoto”.

E in effetti secondo l’indagine, solo tra il 2011 e il 2021, i danni subiti dal patrimonio immobiliare raggiungono i 50 miliardi, con conseguenze economiche che ricadono sull’intero sistema Paese.

Sempre più di frequente inoltre le persone non scelgono polizze assicurative con “estensioni alle catastrofi naturali” bensì si assicurano solo rispetto a determinati singoli eventi.

Ciò è dovuto probabilmente al fatto che in Italia si è andata a diffondere nel corso del tempo la leggenda del “risarcimento del governo“. Ma questa è ,appunto, una leggenda, dato che attualmente non è stata varata alcuna legge che obbliga lo Stato a finanziare la ricostruzione delle proprietà danneggiate. Gli stanziamenti infatti non sono prestabiliti e quando sono volti alla ricostruzione di una determinata zona non coprono neanche tutti i danni.

Abusivismo edilizio e edilizia selvaggia: la Campania al primo posto

A ciò si aggiunga il fatto che l’Italia non è estranea all’abusivismo edilizio, reato che si configura ogni qual volta viene costruita un’abitazione in assenza delle prescrizioni della Pubblica Amministrazione o in modo difforme rispetto al progetto previsto dal Comune.

Il fenomeno, diffusosi a partire dagli anni ’50, porta con sé conseguenze su più fronti. Da un lato  favorisce lo sfruttamento dei lavoratori e il proliferare della criminalità organizzata, dall’altro compromette il territorio, causando il degrado del paesaggio.

E i rischi per l’ambiente non mancano.

L’edilizia selvaggia non solo sottrae i terreni necessari all’assorbimento dell’acqua provocando inondazioni e allagamenti, ma riduce anche gli spazi verdi, dove le piante potrebbero crescere e fare da argine alle frane e agli smottamenti.

Per fare solo un esempio, il terremoto di Casamicciola, comune di Ischia, l’anno scorso provocò danni alle abitazioni, ancora oggi in fase di ricostruzioni, e fece decine di vittime proprio a causa delle migliaia di casa non in regola.

Il fenomeno sconta le numerosi condoni varati soprattutto durante il governo Berlusconi con lo scopo di incentivare la ripresa edilizia ma che hanno portato la Campania a essere la regione con il più alto tasso di abusivismo edilizio: 49 abitazioni abusive ogni 100 regolari.

I dati sono scioccanti soprattutto se consideriamo il numero degli arresti effettuati in relazione ai denunciati.

Legambiente, nel suo progetto “No Ecomafia”, ha infatti stimato che nel 2011 furono solo 33 gli arresti, a fronte di quasi 10mila persone denunciate, con la Campania che ancora una volta vince il triste record di denunce (1.413 denunce e 1327 reati).

Sulla questione si esprime Vincenzo De Luca, governatore della Campania: “Bisogna demolire gli alloggi costruiti sui greti dei fiumi, in aree idrogeologiche delicate e insostenibili, in zone a vincolo assoluto, su aree demaniali o costruite da aziende della camorra. Non esiste l’abusivismo di necessità, esiste la condizione sociale di necessità, ma l’abusivismo è sempre illegale“.

Aggiunge poi Francesco Emilio Borrelli: “Occorre darsi delle priorità. E la priorità è la sicurezza che viene prima dei vincoli paesaggistici. Iniziamo da lì, affidiamoci ai geologi che realizzino una mappa attuale delle zone ad alto rischio. E lì le case vanno abbattute, non c’è niente da fare. Poi ragioniamo sul resto. Ma i soldi il governo deve stanziarli per la sicurezza, con un piano straordinario. Parliamoci chiaro, se andiamo avanti di questo passo, con gli abbattimenti finiremo tra mille anni, non solo a Ischia ma in tutta Italia.”