La storia di David Holmes, stuntman rimasto paralizzato durante le riprese di Harry Potter

Quando si pensa alla figura dello stuntman, si immagina un lavoro da sogno: stipendi alti, viaggi in giro per il mondo e stare constantemente al fianco di attori famosi.

Ma a quale prezzo?

Innanzitutto la strada per diventare stuntman professionista è lunga e complessa: è necessaria un’elevata preparazione tecnica oltre che al costante impegno nel conservare una forma fisica sempre eccellente.

Lo stuntman non può mai abbassare la guardia, pena la rottura di qualche osso o, nel peggiore dei casi, la morte.

Il record di ossa rotte è attualmente di Evel Knievel, che prese parte a film del calibro di “L’ultimo dei gladiatori” ma al prezzo di rompersi più di 45 ossa, secondo quanto da lui sostenuto.

Oppure possiamo citare il caso di Dar Robinson che, sebbene durante la sua carriera non si ruppe neanche un osso, perse la vita durante le riprese di “Million Dollar Mistery”, cadendo da un dirupo mentre si lanciava ad alta velocità da una moto.

Proprio per sensibilizzare sull’argomento l’attore Daniel Radcliffe, noto per il suo ruolo da protagonista in Harry Potter, ha deciso di entrare nel team di produzione del nuovo film dedicato a David Holmes: The Boy Who Lived, in uscita a Novembre.

Le dinamiche dell’incidente

David Holmes fu ingaggiato proprio come controfigura di Radcliffe nella saga di Harry Potter  e svolse sempre il suo lavoro in maniera eccellente senza andare incontro ad alcun tipo di problema fisico.

Fino a quando, all’età di solo 28 anni, fu vittima di un tragico incidente sul set de “I doni della morte“.

Mentre stava provando una scena di volo presso i Warner Bros Studios a Leavesden, nel 2009, fu lanciato contro il muro, cadde a terra e si ruppe in quello stesso istante l’osso del collo.

Lo stuntman provando una particolare acrobazia che in gergo tecnico viene chiamata “jerk back“. In pratica, per simulare l’effetto di un’esplosione, la controfigura viene sbalzata all’indietro ma rimane attaccata a un cavo di sicurezza. Quella volta però qualcosa andò storto e il cavo si spezzò, così che Holmes rimase paralizzato dalla vita in giù, senza che a nulla servirono le cure del Royal Orthopaedic Hospital di Stanmore.

Holmes, in un’intervista al Daily Mirror, ha parlato delle sue sensazioni e conseguenze immediatamente dopo l’incidente spiegando: “Ho colpito il muro e poi sono atterrato sul materassino sottostante. Il mio coordinatore degli stuntman mi ha afferrato la mano e mi ha detto: ‘Stringimi le dita’. Potevo muovere il braccio per afferrargli la mano, ma non potevo stringergli le dita. L’ho guardato negli occhi ed è stato allora che ho realizzato che quello che era successo era grave. Ricordo che perdevo e poi riprendevo coscienza a causa del dolore. Mi ero già rotto un osso, quindi riconobbi subito quella strana sensazione in tutto il corpo, dalla punta delle dita fino ai piedi. Insomma sapevo di aver davvero fatto qualche danno”.

Aggiunge poi commosso che tutto ciò che riuscì a dire in quel momento fu: “Non chiamate mamma e papà, non voglio preoccuparli“.