Si suicida a 15 anni in una frazione di Senigallia: spunta l’ipotesi di bullismo, ma il preside della scuola smentisce.
Era un ragazzino di appena 15 anni, si chiamava Leonardo Calcina e, nella notte tra il 13 e il 14 ottobre 2024, si è allontanato di casa armato della pistola di ordinanza del padre, infliggendosi un unico colpo mortale vicino a Montignano.
Il suo cadavere è stato ritrovato in un casale di campagna, senza vita, e la autorità hanno aperto immediatamente un’inchiesta. Quella stessa notte la madre si era recata dai carabinieri, sporgendo denuncia e riferendo anche i nomi dei compagni di classe che bullizzavano il figlio. Difatti, la famiglia era a conoscenza degli atti violenti che alcuni di loro infliggevano al ragazzino. Il cellulare di Leonardo è stato sequestrato per ulteriori analisi, assieme alla sua PlayStation e ai suoi profili social e il caso è stato etichettato come suicidio. L’autopsia ha rivelato che il decesso è avvenuto a causa di un colpo di pistola sparato in direzione obliqua dalla bocca, provocando ferite craniche ed encefaliche.
Leonardo frequentava il secondo anno di liceo presso l’Istituto Panzini e, durante l’interrogatorio, il Preside Alessandro Impoco ha negato le accuse di bullismo nei confronti del 15enne. Anzi, ha mostrato il suo supporto nei confronti dei nomi citati dalla madre alla polizia solo quale giorno prima, dichiarando che abbiano subito “il disagio per essere finiti sotto accusa senza motivo. Si sentono additati come quelli che hanno fatto finta di niente. Non ci risultava una situazione così difficile“.
Altra versione è stata invece riferita dai genitori e da alcuni compagni, i quali hanno confessato che “È vero, lo prendevano in giro di continuo in classe e in palestra durante l’ora di ginnastica, gli facevano i versi. Lui stava sempre in silenzio. Negli ultimi giorni proprio non parlava più“. Addirittura, si dice che Leonardo indossasse le cuffiette per non sentire le crudeli offese a lui indirizzate. Voleva lasciare quella scuola e si era confidato con la madre qualche tempo prima.
I genitori, il papà Francesco e la mamma Viktoria, hanno sostenuto che i bulli lo prendessero di mira per il suo cognome che termina con la lettera A e che lo ferissero ai genitali nei bagni dell’istituito, calandogli i pantaloni. Nello specifico, la denuncia è indirizzata a tre ragazzi, due maggiorenni ed un minorenne. Anche un’altra mamma ha confermato la versione, sostenendo che “I bulli ironizzavano sul fatto che fosse una femminuccia“.
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