Cultura

Non solo economia: il benessere dell’Uomo come concetto multidisciplinare. Recensione a 21 idee per stare bene, di Gennaro Ponte

Le definizioni di vari concetti sono in grado di modellare la visione della realtà, di cui riflettono i mutamenti inevitabili. Ciò accade anche per il termine benessere, su cui si concentra il saggio 21 idee per stare bene, curato dal sociologo Gennaro Ponte, che raccoglie le riflessioni di ventotto accademici provenienti da diverse discipline. L’obiettivo non è solo trovare una definizione, ma proporre percorsi concreti per costruirlo, attraverso un approccio che integri economia, salute, relazioni umane e ambiente.

Cosa significa, dunque, oggi “star bene”? Un tempo, il benessere veniva misurato in termini economici: crescita del PIL, potere economico e poco importava se realmente ripartito in modo equo oppure no, sviluppo produttivo, ricchezza materiale. Le altre discipline avevano poca rilevanza o la assumevano nel momento in cui concorrevano alla visione capitalistica del creare e consumare ricchezza. L’idea di progresso si basava sul concetto di accumulo e consumo, spesso dimenticando la dimensione più profonda dell’essere umano, il suo bisogno di relazione, di equilibrio interiore, di una vita che abbia senso oltre l’utilitarismo e l’egoismo.

Al giorno d’oggi, però, la crisi economica, i cambiamenti sociali e le nuove sfide ambientali ci costringono a ripensare al concetto, che non può più essere ridotto a una questione materiale ma diventa un valore radicato nella capacità di prendersi cura di sé, degli altri e del mondo in cui viviamo, valorizzando una concezione olistica del benessere.

Come ricorda l’OMS, la salute non è solo assenza di malattia, ma uno stato di benessere fisico, psicologico e sociale. Gennaro Ponte nel suo lavoro sviluppa, sostenuto dai testi degli Autori coinvolti, questa idea in chiave multidisciplinare: stare bene significa avere risorse morali, emotive, fisiche, economiche e relazionali. Nessuno di questi aspetti può esistere da solo. La ricchezza materiale, se non accompagnata dalla giustizia sociale e dalla salute, non porta felicità. La salute, senza il sostegno di una comunità, diventa un percorso faticoso e può essere difficilmente raggiunta senza risorse economiche. Il lavoro, se vissuto inseguendo produttività ed efficienza, rischia di consumare l’anima anziché arricchirla.

Ponte stesso, che è un sociologo, probabilmente ben aveva in mente, quando ha scelto la struttura del suo lavoro, l’idea secondo cui il benessere non è analizzabile seguendo un’unica prospettiva disciplinare.Lo ha riconosciuto nello scegliere la struttura del suo lavoro ma anche prevedendo il coinvolgimento di Autori e Autrici provenienti da campi diversi, nonchè nel determinare coloro cui affidare i vari temi, nel permettere a ciascuno di agganciare liberamente i loro peculiari saperi senza ingabbiarli in capitoli predefiniti

Ecco perché il saggio costruisce un vero e proprio mosaico di prospettive. Ogni autore porta il proprio sapere, ma l’impressione generale che si ricava ha a che fare una profonda consapevolezza che il benessere è un’opera collettiva, che nasce dal dialogo tra discipline diverse e dalla capacità di guardare all’essere umano nella sua interezza. Tra le pagine emerge la necessità di un nuovo equilibrio: tra individuo e comunità, tra produzione e cura, tra sviluppo economico e responsabilità ambientale. Serve una società che sappia prendersi cura dei bisognosi così come è necessario che ciascuno possa fare sport, è necessario conoscere sé stessi così come lo è curare le relazioni sul mondo del lavoro. Ogni Autore porta il suo campo, consapevole che serva una integrazione con gli altri e che la multidisciplinarietà, così come la varietà degli attori in gioco, è essenziale anche all’interno di ognuno di essi.

Così, leggendo, si ritrovano punti comuni, fili conduttori, declinati nella diversità dei temi. Ovunque emerge un Uomo, volutamente in maiuscolo, che deve essere al centro e deve essere messo nelle condizioni di esserlo, conoscendo le sue sfaccettature. Non più mera macchina produttiva al servizio del capitalismo, in cui diventava non solo produttore ma anche consumatore, bensì soggetto che mira a un appagamento generale che gli spetta di diritto, il quale, poi potrà a sua volta renderlo più produttivo.

Emblematici sono a tal proposito i capitoli dedicati al lavoro, dove la creazione di un ambiente sano, tramite il welfare aziendale, è uno strumento per star bene tutti prima che una strategia per farli rendere di più, sapendo che una persona che sta bene è più efficace e efficiente. Ma senza una condizione di benessere, non c’è produttività, non c’è scambio, merceologico, economico o umano che dir si voglia. Un Uomo che si conosce e conosce l’importanza dell’ambiente in cui è inserito, che considera a sua volta parte integrante della sua vita, è protetto da un esaurimento di risorse sempre più presente.

Solo agendo in più direzioni, verso sé stessi e verso l’altro, dove per altro si intende anche l’ambiente, e viceversa, si può perseguire il benessere e, in ultimo, definirlo. Questo, in fondo, è uno dei messaggi di 21 idee per stare bene di Gennaro Ponte, un inno al guardare la vita in modo vario, multidisciplinare, senza paletti rigidi.

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