Il disastro di Hiroshima nasconde in sé un mistero, a cui nessuno riesce a dare spiegazione: quattro sacerdoti ne uscirono totalmente illesi.
Tutti ricordiamo le terribili stragi di Hiroshima e Nagasaki. Il 6 e il 9 agosto 1945, sulle due città giapponesi, vengono lanciate dalle armate americane, per la prima volta nella storia, due bombe atomiche a scopo bellico.
Morirono più di 210 mila persone, alcune istantaneamente, altre per malattie e ustioni da radiazione. Se si considerano anche gli effetti a lungo termine che portarono alla morte prematura, allora il numero raddoppia, arrivando a 500 mila: la maggior parte di esse furono solo civili.
Un tassello così tristemente noto della nostra storia contemporanea, nasconde però un mistero, che da decenni riunisce medici e scienziati di ogni ordine.
Esistono infatti quattro uomini, quattro sacerdoti, che nonostante si trovassero a poco più di un chilometro dal punto zero, sopravvissero completamente integri all’esplosione.
Una storia che ha dell’incredibile, e per cui ancora non esiste una spiegazione univoca: andiamo a scoprirla assieme.
I quattro preti in questione erano Padre Hugo Lassalle,Padre Wilhelm Kleinsorge, Padre Hubert Cieslik, e Padre Hubert Schiffer.
Il gruppo, gesuita, si era trasferito in Giappone dalla Germania attorno agli anni ’20 proprio con scopo missionario. Avevano deciso di recarsi a Hiroshima, non solo perché importante centro universitario, ma anche per la sua area portuale che garantiva collegamenti e comunicazioni.
Arrivati nella città, si occupano della chiesa di Nostra Signora dell’Assunzione (Nobori-cho), in cui risiedono attivamente: gestiscono sia la catechesi che l’assistenza alla piccola comunità cattolica giapponese.
La mattina dell’esplosione si trovano nella canonica, a circa un chilometro e mezzo dall’epicentro, proprio mentre stavano svolgendo le loro attività mattiniere, tra cui la preghiera.
Non solo rimasero perfettamente illesi, ma la struttura stessa restò perlopiù in piedi: i sacerdoti, subito consci di quello che stava succedendo, si ricarono presto nelle strade per soccorrere, proprio all’interno della chiesa, quanti più feriti possibili.
Non si trattava assolutamente di un bunker, la struttura era anzi quasi totalmente in legno: si pensa però che potesse essere in una zona abbastanza schermata, che avrebbe consentito la sopravvivenza al gruppo di gesuiti.
Medici e scienziati però si aspettavano almeno che presentassero, in fututo, danni importanti legati all’esposizione radioattiva, ma nemmeno questo avvenne. Non esiste dunque una spiegazione scientifica univoca che convinca l’intera comunità.
I fedeli invece urlano al miracolo, soprattutto perché i sacerdoti raccontarono di trovarsi proprio in preghiera nell’attimo in cui avvenne lo scoppio, e non una qualsiasi, ma proprio quella del rosario, che praticavano tutti i giorni.
A dirla tutta, però, non furono gli unici a sopravvivere entro il primo chilometro: per quanto raro, anche altre persone (non religiose) ne uscirono vive, nella maggior parte dei casi perché si trovavano o dietro mura di cinta, o dietro piccole alture: l’unica cosa che sembra differenziare i due casi, è che i gesuiti furono gli unici a non presentare mai (secondo i documenti medici) conseguenze legate alle radiazioni.
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