Le tensioni a Gaza continuano a fare nuove vittime, tra le ultime vi sarebbero 11 membri del personale di Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati in Palestina, e 30 studenti delle scuole gestite dalla stessa organizzazione internazionale.
A riferirlo è Stephane Dujarric, portavoce ONU, che in una dichiarazione ufficiale aggiunge: “L’Unrwa piange questa perdita ed è in lutto con i nostri colleghi e le famiglie. Il personale delle Nazioni Unite e i civili devono essere protetti in ogni momento durante il conflitto. Chiediamo che i combattimenti finiscano per risparmiare altre vite civili perse”.
Israele, in reazione all’attacco a sorpresa di Hamas, ha deciso di tagliare le forniture di cibo, carburante, elettricità e medicine a Gaza, mentre l’unico accesso rimasto dall’Egitto è stato chiuso martedì dopo che le bombe hanno colpito il confine.
Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha chiesto che i civili “siano protetti e che il diritto internazionale umanitario sia rispettato. Circa 220.000 palestinesi sono ora ospitati in 92 strutture dell’UNRWA in tutta Gaza”, ha detto, aggiungendo che i locali, gli ospedali, le cliniche e le scuole delle Nazioni Unite “non devono mai essere presi di mira”.
“L’imposizione di assedi che mettono in pericolo la vita dei civili privandoli di beni essenziali per la loro sopravvivenza è vietata dal diritto internazionale umanitario”, ha dichiarato in un comunicato Volker Turk, responsabile delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Philippe Lazzarini, commissario generale dell’Unrwa ha avvertito che Gaza “sta diventando un buco nero: è sull’orlo del collasso totale”.
Se da un lato Israele non sembra fare dietro front su Gaza, dall’altro il gruppo Hamas continua con gli attacchi, con missili che hanno raggiunto la parte settentrionale dello stato ebraico.
Medici Senza Frontiere (Msf), impegnati senza un attimo di tregua nelle operazioni di soccorso, definiscono la situazione a Gaza “catastrofica”, affermano che “gli ospedali sono sovraffollati e, dopo i continui bombardamenti e attacchi aerei, il numero di feriti è elevatissimo”.
“Le strutture mediche devono essere rispettate e su questo non si può negoziare. Questo conflitto non deve, in nessun modo, portare alla punizione collettiva della popolazione di Gaza. Tagliare le forniture di acqua, elettricità e carburante è inaccettabile, e colpisce l’intera popolazione privandola dei suoi bisogni primari“, conclude Leo Cans, capomissione di MSF in Palestina.
Le norme del diritto internazionale umanitario
Quando si parla di diritto internazionale umanitario bisogna tenere presente che non si tratta di qualcosa di meramente aleatorio bensì delle quattro Convenzioni adottate a Ginevra nel 1949 e di due protocolli aggiuntivi adottati nel ’77.
Le quattro convenzioni sono:
- La Convenzione sul miglioramento delle condizioni dei feriti e dei malati delle forze armate in campagna.
- La Convenzione per il miglioramento delle condizioni dei feriti, dei malati e dei naufraghi delle Forze armate sul mare.
- La Convenzione relativa al trattamento dei prigionieri di guerra.
- La Convenzione sulla protezione delle persone civili in tempo di guerra
I principi di base del diritto internazionale umanitario sono stati costruiti al fine di proteggere i civili e per raggiungere questo obiettivo le forze combattenti devono sempre fare distinzione tra popolazione civile da una parte, ed obiettivi militari dall’altra, evitando ogni attacco ingiustificato e discriminatorio. Questo vuol dire che ogni azione deve essere improntata al rispetto del parametro della proporzionalità, la violazione di tale principio viene classificato come crimine di guerra e indagato dalla Corte penale internazionale dell’Aia.
Fondata nel 2002 sulla base dello Statuto di Roma, la CPI è l’unico organo legale internazionale legittimato a indagare su tali tipi di crimini ma la sua giurisdizione e è effettiva solo quando viene riconosciuta dagli stati parte del processo.
Ad oggi la CPI riconosce la Palestina come stato membro e proprio per tale motivo Israele ne rifiuta la giurisdizione e non si impegna a riconoscerla.