Com’è essere cittadini europei? Uno studio realizzato dal QoG – Quality of Government Institute, ha analizzato il sentimento di appartenenza verso l’Europa, verso la propria nazione e verso la propria regione, dei diversi cittadini europei.

Prendendo come esempio il caso italiano, ci sono degli aspetti che meritano attenzione. Nonostante possa sconvolgere tutti, i siciliani, calabresi, pugliesi, lucani, campani, molisani, abruzzesi si sentono prima italiani, piuttosto che abitanti delle loro regioni. Siamo di fronte a un vero e proprio processo di costruzione di un’identità nazionale immaginaria, che ha attecchito molto più al Sud che al centro-Nord per esempio. Se quindi dovessimo utilizzare una frase per sintetizzare il concetto: il sud tiene all’Italia, il centro-nord tiene al centro-nord.

I fattori determinanti

È innegabile l’emarginazione politica ed economica che va avanti dalla nascita dell’Italia, quasi come se i cittadini del Sud avessero subito una colonizzazione mentale. Ancora tanti di loro credono al mito dell’inferiorità del meridione italiano in diversi ambiti, come ad esempio la cultura. Spesso quindi accade che questo loro senso di inferiorità sia percepibile in alcuni dei loro discorsi.

Spesso, inoltre, questo porta a una situazione di ‘auto-discriminazione‘, come se si volesse creare una giustificazione per il divario esistente tra nord e sud. Purtroppo, però, ciò che non appare sempre chiaro, è che micro-criminalità e analfabetismo sono conseguenza diretta di povertà diffusa e assenza di lavoro. Non sono semplici caratteristiche culturali radicate nel Sud della penisola. Sono la conseguenza dell’assenza o dell’insufficienza di adeguate politiche statali.

Per di più, questo stato di ‘auto-discriminazione’ sembra quasi fornire una giustificazione allo Stato per continuare ad agire in una maniera finora errata. Occorre comprendere che la condizione di povertà, l’assenza di infrastrutture, o l’assenza di lavoro, dipendono dalle politiche statali, non sono radicate nei soli cittadini in quanto meridionali.

Un’altra triste conseguenza di questo comportamento, è che si crea un loop senza fine. Continuando a portare avanti questa visione, non si spronano le persone, soprattutto quelle più giovani, a vedere le cose diversamente, con uno sguardo più critico e attento. Viene meno la pressione politica per far valere le istanze territoriali, che sono gravissime e dimenticate dai media e dall’opinione pubblica ormai.

Viene quindi da chiedersi: il male di alcuni territori sono proprio i cittadini che ci vivono, che non si sentono più appartenenti al territorio stesso?

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