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Lite in diretta televisiva tra i due giornalisti Piero Sansonetti e Stefano Cappellini. La materia del contendere, questa volta, è il processo per crimini di guerra al soldato russo di 21 anni Vadim Shyshimarin, di cui il direttore de “Il Riformista” contesta la legittimità. Arena del confronto è la trasmissione Quarto Grado, condotta da Nicola Porro e in onda su Rete 4.

Andiamo a vedere cosa è successo.

La polemica a Quarto Grado

Il direttore de Il Riformista, interpellato per primo sul tema, si definisce scettico e solleva critiche sulla legittimità del processo: “È una follia. Il suo avvocato ha detto che ci sono prove robuste contro di lui. Avete mai sentito dire una cosa del genere in Italia. Questo è un processo?”.

Risponde subito il vicedirettore di Repubblica, il quale chiede “Ma l’hai ascoltato il video? La tua è un’affermazione strampalata”.

Lo scambio di battute va avanti e i toni si alzano sempre di più, fino a quando Sansonetti inalberato dice: “Cappellì, ci stai un po’ zitto. Rimetti l’elmetto un attimo e stai buono. Sei libero di dire tutte le stronzate che vuoi, ma fammi parlare. È un processo che non si può fare, è un processo per crimini di guerra”.

Porro prova a riportare la calma in studio e, per perseguire questo intento, interpella niente di meno che Sgarbi, il quale non si tira indietro e getta benzina sul fuoco, schierandosi con Sansonetti: “Vedere quel piccolo soldato bambino umiliato dà il senso di una violenza veramente nazista, processino Putin, non quel ragazzino!”.

Cappellini prova a rispondere alle affermazioni di Sgarbi, ma viene mandato prontamente a quel paese da quest’ultimo.

Sgarbi espone poi il suo pensiero con riguardo alla recente vittoria dell’Ucraina all’Eurovision: “La guerra non è politica.Un popolo sotto le bombe ha un espressione di poesia e di libertà e il popolo è dalla parte degli oppressi, è un voto spontaneo”. Ma ha comunque una critica da fare,e argomenta: “Il voto della canzone è mosso da un sentimento di solidarietà spontanea, i soldati prigionieri russi dicono quelle cose perché costretti e questo è orribile”. Il riferimento è ai video dei prigionieri russi che parlano della vicenda.

Di seguito, un estratto della polemica