Negli ultimi decenni la lingua italiana si è arricchita incredibilmente grazie a neologismi e anglicismi, ovvero parole provenienti dalla lingua inglese, che ormai tutti conoscono, chi più chi meno.
Tra i termini anglosassoni che sono stati italianizzati troviamo “bannare“, “triggerare” oppure “boomer“. Il neologismo dell’anno, uno dei più usati sul web è “basato“: ecco cosa significa.
Scrivendo la parola “basato” affiancata da neologismo su Google otteniamo tantissimi risultati. Il significato che subito appare è quello di: “Espressione di apprezzamento rivolta a persona, cosa, situazione o pensiero che si condivide particolarmente“.
In altre parole, si utilizza la parola “basato” quando ci si trova in accordo con un persona o con un fatto; quando si condividono posizioni e valori.
Allo stesso modo si può usare come generica affermazione di apprezzamento o per descrivere una persona che dichiara una posizione o un modo di pensare, anche se non banale e comune, ma in linea con il proprio pensiero. In line generale, quando si usa l’aggettivo “basato” significa che si condividono le idee della persona o dell’evento a cui ci si riferisce.
Alcuni esempi possono essere: “Questo libro è basato“; oppure “La Germania vuole eliminare gli esami scolastici, basatissimo!“.
Gli ultimi decenni hanno visto l’introduzione di centinaia di nuove parole nella lingua italiana, tradizionalmente rigorosa e descrittiva. Sicuramente grazie all’avvento di Internet e dei social, noi italiani ci siamo connessi con il resto del mondo, abbiamo iniziato a leggere notizie e a guardare film in lingua originale. Le lingue straniere, in particolar modo l’inglese, sono senza dubbio grande fonte di neologismi. Basta pensare a quante sono le parole inglesi italianizzate che usiamo quotidianamente: anche le generazioni più anziane hanno ormai familiarizzato con i neologismi.
D’altra parte, alcune parole vengono semplicemente create in risposta a nuove esigenze di descrivere sensazioni, fenomeni, comportamenti o oggetti. Anche in questo caso però ci si ispira a parole provenienti da lingue straniere, o derivate da parole più comuni della nostra lingua. Importante è stata l’esigenza di creare parole per descrivere azioni che generalmente in italiano necessiterebbero di una frase intera. Un esempio è “whatsappare” per intendere “scambiarsi messaggi si WhatsApp”.
Altre volte invece, nuove parole nascono dalla necessità di descrivere qualcosa di nuovo: in questo caso si possono inventare completamente, o unire altre parole già conosciute. Un esempio può essere la parola “webete“, dall’unione di web e ebete, per descrivere un utente del web fastidioso.
I neologismi possono nascere i ogni momento e circostanza; a volte vengono “approvati” dall’Accademia della Crusca, altre volte diventano semplicemente parte del linguaggio parlato per qualche anno, e poi spariscono.
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