Un gruppo di studio guidato da Vinciane Debaille dell’Université Libre de Bruxelles ha recentemente scoperto in Antartide 5 nuovi meteoriti, di cui uno del peso di 7,6kg.
Il team aveva lo scopo di rintracciare nuove potenziali tipologie di meteorite attraverso l’ausilio delle immagini satellitari. La rivelazione costituisce un passo avanti di estrema importanza, in primis per le dimensioni del masso – il quale rientra nel meno del 0,3% degli esemplari scoperti di tale massa – e in secondo luogo per le informazioni che da questo si potrebbero estrapolare.
“Studiarle ci aiuta a capire meglio il nostro posto nell’universo” è quanto sostenuto da uno dei ricercatori del gruppo, Maria Valdes, dell’University of Chicago. E ancora – “più grande è il campione di meteoriti che abbiamo, meglio possiamo capire il nostro sistema solare e meglio possiamo capire noi stessi”. La stessa studiosa rivela che che questo esemplare rappresenta uno dei 100 più grandi – a fronte dei 45.000 scoperti – meteoriti trovati in Antartide dallo scorso secolo.
Il viaggio ha chiaramente comportato numerose difficoltà per gli studiosi. Nonostante l’Antartide venga considerano un luogo relativamente ‘facile’ da esplorare infatti – considerando che le masse rocciose sono di colore nero e dunque facilmente visibili sulla neve – le temperature affrontate si aggiravano intorno ai 10 gradi sotto zero e per spostarsi da un luogo ad un altro era necessario dormire spesso in tenda. Il lato positivo tra i tanti però è che grazie alla totale assenza di insediamenti umani o sviluppo industriale, i corpi rocciosi non sono stati in alcun modo turbati da alcuna attività umana e si presentano dunque in totale purezza.
Ora l’esemplare sarà analizzato al Royal Belgian Institute of Natural Sciences, dove ci si augura possano essere rivelati ulteriori retroscena ancora inediti riguardanti il nostro Universo.
Partiamo con una doverosa premessa terminologica. Che cosa intendiamo quando ci riferiamo a corpi dal nome meteoriti?
I meteoriti sono dei frammenti residui di corpi più grandi – meteroidi – i quali, nel loro viaggio all’interno dello spazio, non riescono a mantenersi compatti e dunque si sgretolano in esemplari più piccoli.
Si stima che sulla Terra arrivi almeno un meteorite ogni anno, nonostante sia difficile riuscire a individuarli data la grande quantità di zone deserte e marine del nostro Pianeta.
Le meteoriti recuperate in tutto il mondo sono circa 64.000, ma solo 35 di queste hanno permesso studi tali da poterne identificare l’origine e la composizione rocciosa. Il materiale che le compone infatti ha avuto origine circa 4 miliardi di anni fa ed è arrivato fino al giorno d’oggi praticamente inalterato e dunque non contaminato dall’ambiente terrestre.
Studiare le meteoriti è di importanza fondamentale: non solo per analizzarne i materiali che le compongono, ma soprattutto perché sono dei veri fossili spaziali che forniscono nozioni uniche sulla formazione e trasformazione del nostro Sistema Solare.
Chissà se tra i tanti segreti custoditi da questi affascinanti corpi ci sia anche quello riguardante l‘origine della vita.
Non ci resta che continuare le nostre ricerche per poterlo scoprire.
Ed è grazie agli esploratori come Debaille e Valdes che sempre più ci avviciniamo ad una verità che a breve potrebbe non costituire più un mistero.
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