Il maresciallo Luca Nesti, comandante della stazione carabinieri di Costa Masnaga (Lecco) e precedentemente in servizio a Erba (Como), è stato trovato morto stamane in un bosco. Dopo cinque giorni di ricerche intensi condotte nei boschi tra Lambrugo (Como), luogo di residenza di Nesti, e la zona di Lecco, il cadavere del sottufficiale è stato finalmente rintracciato. Durante questo periodo, sono state impiegate notevoli risorse e mezzi di soccorso, dimostrando un’imponente mobilitazione delle forze dell’ordine.
Il maresciallo era il comandante della stazione carabinieri di Costa Masnaga ed era anche l’ex braccio destro del luogotenente Gallorini a Erba. Purtroppo i 5giorni di intense ricerche non sono serviti e il corpo è stato ritrovato senza vita. La ricerca si è svolta nei boschi tra Lambrugo, dove Nesti viveva, e il lecchese. Ha impiegato numerosi mezzi e il personale delle forze dell’ordine, particolarmente colpite dalla scomparsa di un collega di spicco.
Le tracce di Nesti, 55 anni, si erano perse intorno alle 15 di mercoledì scorso. Secondo quanto è stato possibile apprendere, sembra che il militare si fosse volontariamente allontanato dopo una discussione familiare, portando con sé l’arma di ordinanza. Sarà ora compito di un’inchiesta fare luce sull’accaduto e cercare di comprendere appieno le circostanze della sua morte. Per ora non serve lasciarsi andare in inutili speculazioni sul litigio che lo aveva coinvolto come possibile movente. Lo stesso discorso vale per possibili legami con la stage di Erba. Come è stato ampiamente detto, infatti, Nesti aveva svolto un ruolo di spicco nelle indagini legate a questa triste pagina di cronaca nera del nostro paese. In particolare, la vicenda aveva scosso alcune comunità geograficamente prossime alla residenza di Nesti.
È importante ricordare che nel 2006, Luca Nesti fu il primo a intervenire sulla scena del quadruplice delitto. Era all’epoca comandante della stazione dell’Arma di Erba. Egli guidò le perquisizioni per cercare le prove che portarono all’arresto di Olindo Romano e della moglie Rosa Bazzi. Questi sono considerati gli autori di quel brutale omicidio, e stanno pagando con le proprie condanne. Le vicende legate alla Strage di Erba, nonostante le sentenze, rimangono comunque avvolte da un alone di mistero. Invocare ad un nesso tra quel tragico episodio e questo non ha però senso in assenza di elementi che possano anche solo far presumere un nesso di qualche tipo.
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