L’Estonia legalizza il matrimonio egualitario: una decisione storica che unisce il paese alle nazioni nordiche. La premier estone Kaja Kallas ha annunciato su Twitter l’approvazione di questa importante misura, esprimendo il proprio orgoglio per la costruzione di una società basata sul rispetto dei diritti di tutti e sulla libertà di amare. L’entrata in vigore di questa decisione è prevista per il 2024. L’Estonia diventa così il primo stato baltico a riconoscere il matrimonio anche per le coppie omosessuali. Il parlamento estone, situato nella capitale Tallin, ha votato e approvato questa legge due mesi dopo l’insediamento del governo di coalizione liberale e nove anni dopo l’introduzione delle unioni civili nel paese.
Mentre il matrimonio tra persone dello stesso sesso è legale in gran parte dell’Europa occidentale, i paesi dell’Europa centrale e orientale, che in passato facevano parte del blocco comunista e dell’alleanza del Patto di Varsavia guidata da Mosca, ancora non lo riconoscono. Tra questi paesi figurano la Lettonia, la Lituania e la Polonia, che sono ora membri della NATO e dell’Unione Europea.
La premier Kaja Kallas ha inviato un messaggio agli stati dell’Europa centrale e orientale, affermando che promuovere il matrimonio e l’amore è una lotta difficile, ma necessaria. Queste dichiarazioni sono state rilasciate dopo il voto e riportate dall’agenzia stampa Reuters. Va ricordato che già lo scorso aprile la premier Kallas aveva promesso di promuovere il matrimonio tra persone dello stesso sesso nel modo più rapido possibile. Inoltre, pochi giorni fa, il presidente del parlamento estone, Lauri Hussar, aveva ribadito l’approvazione prevista entro la fine dell’estate. Tuttavia, l’approvazione è arrivata prima del previsto.
L’approvazione del matrimonio egualitario in Estonia assume un significato geopolitico importante, rappresentando un progresso per lo stato di diritto e le democrazie liberali nell’area che in passato era sottoposta all’oppressione dell’Unione Sovietica e che la Russia di Vladimir Putin cerca di influenzare con le sue ambizioni espansionistiche.
Da poco si è appreso che Putin ha intensificato la repressione nei confronti della popolazione LGBTQIA+ russa, vietando per legge la transizione di genere e diffamando tutte le persone LGBTQIA+ come “malate mentali”. L’obiettivo di Putin è quello di presentare il regime russo come un’alternativa alla “decadenza occidentale”. La guerra in Ucraina rappresenta solo il primo passo delle sue ambizioni espansionistiche, in opposizione all’avanzata delle democrazie occidentali, che Putin accusa di utilizzare la NATO per aumentare l’influenza occidentale nei territori ex comunisti.
Tuttavia, le ambizioni di Putin trovano forte opposizione da parte di popoli che si autodeterminano. L’Ucraina, ad esempio, ha recentemente approvato una legge contro l’omofobia e la transfobia nei media, e sta valutando l’approvazione di una legge sulle unioni civili grazie a una petizione. Tra pochi giorni si terrà il primo festival di cinema LGBTQIA+ a Kiev, in Ucraina. Ieri, Putin ha insultato il presidente ucraino Zelensky, definendolo la “vergogna degli ebrei”.
Sono ancora numerosi i paesi che osteggiano l’omosessualità e la comunità in tutto il mondo. Nel nostro stesso paese stiamo osservando una regressione sotto questo punto di vista. Non bastava l’impossibilità di unirsi in matrimonio che impone di scegliere l’alternativa dell’unione civile, si sta pure regredendo sotto altri punti di vista. Come sappiamo è di questi giorni la notizia dell’annullamento del riconoscimento, da parte della procura di Padova, della genitorialità di 33 genitori omosessuali nei confronti dei figli. Questi ultimi non saranno più legalmente i tutori del figlio/a, che rimarrà dell’altro/a genitore.
Senza dilungarsi sull’anacronismo evidente di scelte di questo tipo, palesemente in controtendenza con il buon senso e con la direzione in cui stanno andando i paesi occidentali, vorrei sottolineare un altro aspetto. Chissà quante saranno, infatti, le coppie omosessuali che sceglieranno di non tornare in Italia, data la difficoltà nel vedere i propri diritti riconosciuti e nel ricevere un trattamento in linea con quello ricevuto dai cittadini che le amministrazioni sembrano considerare “di serie A”. Quante di queste coppie sceglieranno semplicemente di crescere i propri figli altrove, andando solamente a inasprire la crisi demografica? Se si vuole sembrare autorevoli, si inizi a fare i conti con un problema concreto come quello dell’inverno demografico mettendo le famiglie, di ogni tipo, nelle condizioni di fare figli, invece di creare categorie diverse di cittadini che posseggono più o meno diritti in base al loro orientamento sessuale.
La mappa seguente mostra la situazione globale rispetto alla possibilità di sposarsi tra persone dello stesso. La premessa è che non è aggiornatissima, come si può osservare l’Estonia, per esempio, non è ancora stata aggiunta, ma ritengo sia esemplificativa di quali zone geografiche e quali paesi in particolare tutelino maggiormente la comunità LGBTQIA+ nel mondo.
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