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È solo la più grave di una serie di tragedie sul lavoro: 75enne stroncato dal caldo in cantiere Amazon

Non accenna a fermarsi la conta dei decessi sul posto di lavoro, aggravati dalla terribile ondata di calore degli ultimi giorni.

La tragedia a Jesi

Tragedia mercoledì mattina, alle ore 7:30, nel cantiere Amazon alla Coppetella di Jesi: un lavoratore è morto in seguito a un infarto. Si tratta di un 75enne campano, operaio gruista facente parte di una ditta esterna. L’uomo è stato visto dai suoi colleghi accasciarsi a terra improvvisamente. Questi hanno immediatamente tentato di soccorrerlo, chiamando il 112. Sul posto è accorsa un’ambulanza con l’automedica, ma purtroppo, non c’è stato niente da fare. Il malore fatale, sembrerebbe essere stato provocato dal caldo.

“Quanto è accaduto è terribile” dichiara Amazon, aggiungendo: “i nostri pensieri e le nostre più sentite condoglianze vanno alla famiglia della persona coinvolta. Restiamo a disposizione delle autorità competenti per qualsiasi necessità”. Condoglianze non state espresse anche dal comune di Jesi: “Il sindaco Lorenzo Fiordelmondo e l’Amministrazione Comunale tutta esprime cordoglio per il decesso improvviso dell’operaio specializzato, avvenuto questa mattina al cantiere interessato dalla costruzione dell’hub logistico, in zona Coppetella. Immediati sono stati i contatti con il Gruppo Amazon logical srl e con le forze dell’ordine che hanno raccolto gli elementi utili alla ricostruzione dell’accaduto. Si tratta di una circostanza inquadrata dall’autorità competente come un decesso avvenuto per cause naturali”.

Altre vittime sul lavoro a causa del caldo

Tuttavia, purtroppo, quella di Jesi non è l’unica vittima causata dal caldo record che si è abbattuto sull’Europa. Qualche giorno fa il giornale scientifico Nature Medicine ha pubblicato un report in cui evidenzia come l’Italia sia il paese europeo che sta pagando il prezzo più alto di questa crisi climatica in termini di vittime. Diciottomila morti si erano avuti solo nell’estate del 2022. Una conta che, purtroppo, sembra destinata a ripetersi anche quest’anno. Troppo spesso poi, le morti dovute al caldo torrido si combinano alle morti sul posto di lavoro.

Sempre mercoledì mattina, un camionista 62enne è stato trovato morto a bordo del suo camion. La vittima si trovava in una piazzola di sosta all’autoparco di Castenedolo, vicino al casello di Brescia Est. Sempre nel bresciano, poche ore prima, anche un operaio di 65 anni era stato trovato morto in uno degli alloggi container vicino al cantiere tav di Lonato del Garda dove stava lavorando. Anche per questi due casi, sembra essere il gran caldo di questi giorni la causa del decesso. 

Un’ipertermia, ovvero un aumento della temperatura corporea, è stata invece fatale a Stefano Olmastroni, lavoratore di 61 anni di Firenze morto la scorsa settimana: anche in questo caso, il malore è arrivato mentre si trovava sul posto di lavoro, intento a pulire un magazzino insieme ad un collega. Trasportato subito all’ospedale cittadino di Careggi,  i sanitari hanno riscontrato nell’uomo una temperatura di ben 43 gradi corporei, e gli sforzi di medici e infermieri per rianimarlo si sono rivelati inutili.

Sempre giorni fa, un operaio di 44 anni è morto mentre lavorava sulla strada Vecchia Cremonese. L’uomo si è sentito male poco prima di mezzogiorno, mentre, insieme ad altri colleghi, stava tracciando la segnaletica stradale. È stato soccorso prima da un collega, poi dal 118, ma la corsa all’ospedale, anche in questo caso, non è servita a salvargli la vita. Come a Firenze, anche qui la temperatura esterna era ai limiti del sopportabile (oltre i 40 gradi). Dinamiche che riportano ancora una volta alla ribalta il tema della sicurezza sul lavoro, e quello del cambiamento climatico.

Alessia Arcidiacono

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