Cultura

J Robert Oppenheimer tra scienza e crimine: dentro la vita dell’inventore della bomba nucleare

J. Robert Oppenheimer è certamente uno degli uomini che hanno cambiato il mondo, e la sua storia, è stata raccontata proprio nel film Oppenheimer, del regista britannico Nolan. Con un cast che comprende Cillian Murphy, Emily Blunt, e Gary Oldman, approfondisce gli intrighi attorno al “padre della bomba atomica”.

Dopo aver supervisionato allo sviluppo dell’arma che avrebbe ucciso circa 220.000 persone, alla fine della seconda guerra mondiale, Oppenheimer ha sostenuto di essere contrario a una corsa agli armamenti con la Russia. Questo lo ha reso un personaggio fortemente divisivo, ma per Nolan, il suo impatto sull’umanità non ha eguali: “Piaccia o no, J Robert Oppenheimer è la persona più importante che sia mai vissuta. Ha creato il mondo in cui viviamo, nel bene e nel male”.

Chi era Oppenheimer?

Nato in una famiglia di immigrati ebrei tedeschi a New York, Julius Robert Oppenheimer è cresciuto in case lussuose, in cui addirittura dipinti di Picasso e Van Gogh erano appesi alle pareti. Il suo incredibile intelletto, che includeva conoscere sei lingue, lo portò prima all’Università di Harvard e poi a Cambridge. Tuttavia c’era anche un lato oscuro del suo carattere: un amico, ha raccontato che Oppenheimer ha cercato di avvelenare un docente iniettandogli una sostanza chimica mortale in una mela. Nel 1926 Oppenheimer si trasferì all’Università di Gottinga, per saperne di più sul nascente campo della meccanica quantistica, ma un anno dopo tornò negli Stati Uniti.

Nel 1939 iniziò a frequentare Kitty Puening, che mette incinta mentre questa è ancora sposata col marito. Ma Kitty preferiva alcol e pillole all’essere una madre devota. L’altro problema era che la donna era un ex membro del Partito Comunista, così come molti amici universitari di Oppenheimer: ciò significava non essere preso in considerazione nel progetto Manhattan, quello per progettare la bomba nucleare. I servizi segreti statunitensi temevano che lo scienziato potesse consegnare informazioni alla Russia comunista, ma il tenente generale Leslie Groves, che supervisionava il progetto, sapeva che Oppenheimer era la mente più brillante d’America. E con la Germania che credeva di essere avanti nella corsa agli armamenti, decise di fare di questa potenziale minaccia il direttore del Progetto Y, nel 1943: con sede presso il Los Alamos Laboratory, nel deserto del New Mexico, ha visto un team di scienziati lavorare per costruire la prima arma nucleare.

La bomba nucleare

Il dilemma arrivò quando Hitler si suicidò nell’aprile 1945, seguito dalla resa della Germania un mese dopo. Alcuni membri del team ritenevano che non fosse più necessario sviluppare un’arma di distruzione di massa. Ma il nuovo presidente degli Stati Uniti, Truman, non era d’accordo: voleva usare la bomba atomica sul Giappone, che era ancora in guerra con gli Alleati nel Pacifico. Appena tre settimane dopo la prima detonazione riuscita di un ordigno nucleare a Los Alamos, Truman ne ordinò uno chiamato Little Boy da usare sulla città di Hiroshima il 6 agosto 1945. Ma i giapponesi si arresero solo dopo che una seconda bomba, chiamata Fat Man, colpì Nagasaki tre giorni dopo.

Avendo inizialmente celebrato il successo della sua creazione, Oppenheimer iniziò a sentirsi in colpa per l’orribile impatto di queste armi su civili innocenti. Quando ha incontrato Truman, ha detto: Signor Presidente, sento di avere le mani sporche di sangue“. Truman in seguito lo descrisse come uno “scienziato piagnucolone”. Il presidente aveva anche assicurato che i russi non avrebbero sviluppato armi nucleari, ma si sbagliava, e il dito venne puntato su Oppenheimer, che in alcune occasioni aveva affermato che gli alleati russi avrebbero dovuto far parte del Progetto Manhattan. In effetti, è stato un fisico tedesco rifugiato a far trapelare informazioni da Los Alamos ai comunisti.

Le continue obiezioni di Oppenheimer alla proliferazione di armi nucleari portarono i suoi nemici a complottare contro di lui. Fu rimosso dalla Commissione per l’energia atomica e morì nel 1967 all’età di 62 anni di cancro alla gola. Decenni dopo, infuria ancora il dibattito sulla legittimità di costruire un’arma in grado di spazzare via l’umanità.

Alessia Arcidiacono

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