“Da lunedì Facebook sarà a pagamento”: come stanno le cose? | Attenzione alla truffa

Una nuova bufala circola su Facebook.

A porre l’attenzione sul tema è Marco Camisani Calzolari, inviato come consulente digitale del noto programma televisivo “Striscia la notizia” e professore universitario di Comunicazione.

L’esperto ha pubblicato un post su Facebook il 21 Settembre in cui scriveva, riferendosi alla nuova truffa online, “mi state segnalando in tantissimi da giorni questo diffusissimo copia-incolla su diversi profili Facebook: non crediamoci, è una bufala. In questo messaggio si afferma che, secondo quanto sostiene un presunto canale di informazione chiamato Channel 4 News, Facebook a partire da un “lunedì” non precisato ci addebiterà 4,99 Euro al mese“.

Segue quindi il  monito finale: “Non crediamo a questo post e non copiamo e incolliamo il messaggio anche sulle nostre bacheche social, altrimenti contribuiremo alla diffusione del falso allarme”.

Infatti, dallo screen dello scam in questione allegato, effettivamente pare proprio che qualcuno da giorni stia incutendo il timore che la piattaforma social inizierà a essere a pagamento, con l’invito a copiare il messaggio e  a condividerlo per diffondere la notizia.

Nella sezione commenti alcuni utenti ringraziano Calzolari per il suo lavoro sui social mentre addirittura altri sostengono che prevedere una quota fissa da pagare per usufruire del servizio renderebbe Facebook “un posto migliore” e indurrebbe le persone a “pensare due volte prima di condividere un pensiero”.

Non è la prima e, purtroppo, non sarà l’ultima volta, che Marco Camisani Calzolari si occupa del tema delle truffe online, non solo nei suoi servizi per il tg satirico di Antonio Ricci, ma anche di sua sponte attraverso i suoi profili social.

Il fenomeno è sempre lo stesso: phishing

Come più volte ha spiegato Calzolari ai telespettatori di Striscia la notizia si tratta di phishing: parola inglese utilizzata per indicare le frodi online.

Attualmente il phising configura un reato ed è un tipo di truffa effettuata su Internet attraverso la quale un soggetto cerca di trarre in inganno un utente attraverso un qualsiasi mezzo di comunicazione online per indurlo a fornire informazioni personali, dati finanziari o password, fingendosi una banca, un ente o più in generale un soggetto totalmente affidabile. Così il povero malcapitato,  ingannato dalla apparente affidabilità, trasmette le proprie informazioni o clicca su un link che ne provoca la sottrazione.

Per quanto riguarda la normativa italiana la condotta del phisher può integrare, in primo luogo, un trattamento illecito di dati personali ex art. 167 del Codice privacy, ma può configurare anche l’ipotesi di una frode informatica così come disciplinata dall’art. 640-ter c.p, con rischio di reclusione da sei mesi a tre anni e multa da euro 51 a euro 1.032.

Le forme di tutela previste dall’ordinamento sono quindi molteplici, ma posto come principio che la miglior cura è la prevenzione, il modo migliore per difendersi dai tentativi di truffa sul web rimane comunque la consapevolezza del pericolo, e la dovuta attenzione verso ogni dettaglio che possa destare sospetti. Fare attenzione all’ortografia, ai caratteri di scrittura, all’indirizzo del mittente o al dominio del link inviato sono dei punti di partenza essenziali.