vincitori del premio Nobel per la pace 2021

Dopo l’annuncio dei premi per la Fisica e per la Letteratura, anche il premio Nobel per la Pace 2021 ha i suoi vincitori. Ad aggiudicarselo sono Maria Ressa e Dmitrij Muratov, giornalisti.

Il Comitato per il Nobel della Norvegia, che ogni anno assegna il premio, ha scelto due reporter che si sono distinti per il coraggio e l’indipendenza delle loro inchieste in contesti tutt’altro che favorevoli alla libertà di stampa.

Maria Ressa, paladina della libertà di stampa nelle Filippine

Maria Ressa, 58 anni,  filippina naturalizzata statunitense, è la fondatrice di Rappler, sito di giornalismo investigativo con sede a Manila (Filippine).

Nei suoi 35 anni di carriera giornalistica in Asia, Ressa ha difeso strenuamente la libertà di espressone. Con Rappler, ad esempio, ha messo a nudo le contraddizioni e le violenze della  “guerra alla droga” di Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine dal 2016. Il suo lavoro critico nei confronti dei potenti, tuttavia, le ha portato non pochi problemi.

Ressa, infatti, è stata più volte arrestata dalla autorità filippine. Nel 2019, ad esempio, è finita in carcere con molte accuse, tra cui evasione fiscale e “cyber-diffamazione”. Complessivamente, finora la giornalista ha dovuto pagare la cauzione per ben dieci volte per poter rimanere libera e continuare le sue inchieste.

Il prezioso lavoro di Ressa in difesa della libertà di stampa ha avuto un primo, importante riconoscimento nel 2018, quando il Time l’ha nominata “persona dell’anno. In quell’occasione, intervistata telefonicamente da Repubblica, Ressa ha ribadito ancora una volta i suoi principi:« Io mi dico sempre: “Mantieni la tua linea, porta alla gente la verità qualunque essa sia”».

Dmitrij Muratov, l’ultimo oppositore di Vladimir Putin

Dmitrij Muratov, 60 anni, è cofondatore e caporedattore del giornale russo Novaja Gazeta, una delle pochissime testate che ancora fanno inchiesta in Russia. Lo stesso giornale per cui lavorava Anna Politkovskaja, giornalista russa che nei primi anni Duemila denunciò gli orrori della guerra in Cecenia, attaccando pesantemente Vladimir Putin. Politkovskaja fu uccisa nel 2006 in circostanze mai chiarite.

Oltre a Politkovskaja, altri cinque giornalisti della Novaja Gazeta hanno perso la vita da quando il giornale ha iniziato le pubblicazioni, nel 1993. Fare inchiesta in Russia, dove la maggior parte dei media è di fatto sotto il controllo del Cremlino, è infatti molto pericoloso. Nonostante tutto, però, la Novaja Gazeta di Muratov non ha mai smesso di produrre reportage approfonditi. Nè ha rinunciato a trattare anche argomenti spinosi, come la corruzione del governo russo e le sue violazioni dei diritti umani.

Il premio Nobel non è il primo riconoscimento che Muratov riceve per il suo lavoro. Nel 2007, infatti, ha ottenuto il Premio Internazionale per la Libertà  di Stampa, assegnato dal Comitato per la Protezione dei Giornalisti, mentre nel 2010 è stato insignito della Legion d’onore.

 

 

 

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