I pipistrelli si attaccano ai capelli? I gufi portano sfortuna? Scardiniamo alcune leggende metropolitane legate ai volatili notturni.
Da sempre l’umanità è stata spaventata dalla notte e dal buio, perché nell’oscurità potevano celarsi cose spaventose e pericolose. In generale, la paura deriva dal non sapere ciò che ci troviamo davanti e dal fatto che, con il favore delle tenebre, tutto diventa confuso e indistricabile. Di conseguenza, gli abitanti della notte sono sempre stati seguiti da stigmi e miti, per la maggior parte non lusinghieri. Vediamo ora alcune delle leggende legate ai volatili notturni: da dove si sono originate e se hanno un fondo di verità.
Ad aprire questa classifica non può che esserci il pipistrello. Noto per uscire fuori dalle sue grotte solo di notte, sono seguiti da varie fame. Prima tra tutte, quella di attaccarsi ai capelli delle persone. Si dice anche che siano ciechi e che portino malattie. Nessuna di queste dicerie è vera. Infatti, il volo dei pipistrelli è molto preciso e mirato, per cui è quasi impossibile che si impiglino nei capelli delle persone; per di più, non sono ciechi, anzi, hanno una buona vista anche se usano principalmente l’ecolocalizzazione per muoversi nel buio. Per quanto riguarda le malattie, per quanto non sembri, sono animali estremamente puliti, tanto che passano molto del loro tempo a pulirsi. Durante il medioevo, erano legati a figure come streghe e demoni e associati a luoghi maledetti proprio per la loro tendenza a vivere in posti nascosti.
Non solo pipistrelli: le leggende su gufi e barbagianni
Nella classifica segue il gufo. Anche lui animale notturno per eccellenza, è da sempre associato alla morte e alla sfortuna: sentire il verso di un gufo era un presagio di morte imminente. La credenza che riuscisse a ruotare la testa di 360 gradi (anche se in realtà riesce a farlo solo di 270) ha acuito la sua associazione con la morte (i cui occhi sono dappertutto). Nell’antica Grecia, al contrario, gufi e civette erano animali sacri alla dea Atena e quindi simboli di saggezza.
Una fama non troppo positiva ce l’ha anche il barbagianni (animale dal nome che evoca frattanto un cartone animato culto degli ’80). Sicuramente meno nota rispetto a quella di gufi, civette e pipistrelli, la nomea che segue i barbagianni è che questi sarebbero legati alle anime dei defunti. Infatti, il loro colore bianco è stato spesso associato agli spettri e al soprannaturale.
In generale, tutti questi volatili vengono associati a figure demoniache e stregonesche, che hanno la fama di agire con il favore delle tenebre. Si configurano come spie i cui versi si convertono in linguaggi segreti noti solo a coloro che praticano arti oscure. Per secoli dunque questi volatili sono stati considerati eterni alleati dei poteri maligni che si nascondevano nell’ombra e, proprio per questo, sono state associate loro delle caratteristiche inventate che tendessero ad acuirne il mito. Ad oggi però sappiamo bene che si tratta solo di dicerie, per quanto a volte, spaventati e soli nella notte, potrebbe sembrarci che siano verità.